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Benevento Santa Sofia Longobardi in Italia Unesco

Santa Sofia, i Longobardi a Benevento

Il complesso monumentale è parte del circuito Unesco ‘Longobardi in Italia’ e la sua Chiesa ha un'architettura davvero singolare

Santa Sofia<br>
Wikimedia Commons
"Benevento-Facciata Santa Sofia" di Decan - Opera propria. Con licenza GFDL tramite Wikimedia Commons
L’eredità dei Longobardi ha lasciato in Italia tracce architettoniche, scultoree e pittoriche talmente preziose da essere considerate dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità. Non si tratta di un singolo sito ma di un circuito composto da sette luoghi densi di testimonianze storico-artistiche realizzate nel periodo tra il 568 e il 774, raggruppati sotto il titolo di ‘I Longobardi in Italia: luoghi del potere’. Si tratta di monumenti, edifici, opere d’arte disseminate da nord a sud della penisola: tra esse, il Complesso Monumentale di Santa Sofia, egregio esempio di architettura religiosa della Langobardia Minor (i territori longobardi dell’Italia centro-meridionale) che si trova a Benevento. Il complesso si sviluppa attorno alla Chiesa di Santa Sofia, completata nel 760 circa dal Duca Arechi, alla quale venne annesso un monastero femminile; fu aggiunto in seguito un campanile romanico (ci troviamo già nel 1100). Terremoti che danneggiarono fisicamente il complesso e cambiamenti di potere succedutisi nei secoli, modificarono l’aspetto della Chiesa - restaurata nel 1700 secondo il gusto barocco, intervento a sua volta ‘cancellato’ per tornare all’aspetto originale (solo all’interno della Chiesa) nel 1951 - del Monastero e della piazza antistante.

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Come accade spesso in un luogo pregno di storia come l’Italia, le varie epoche artistiche, architettoniche, culturali si sovrappongono a strati sui monumenti e gli edifici. Ma per tornare all’epoca longobarda che tanto rende prestigioso il complesso monumentale, la Chiesa di Santa Sofia è una delle più importanti testimonianze dell’architettura di quel periodo in Italia, di proporzioni relativamente piccole, ma con una pianta centrale molto originale (che si rifà a quella dell’omonima chiesa di Costantinopoli), uno dei più  arditi progetti dell'epoca. Si tratta infatti di un esagono, ai cui vertici sono collegate sei colonne collegate da archi, che sorreggono la cupola; l’esagono interno è a sua volta circondato da un anello decagonale, con otto pilastri e due colonne all’entrata. La posizione delle colonne e dei pilastri dal luogo ad originali giochi prospettici, amplificati dal bianco della pietra calcarea di cui sono composti gli otto pilastri. Anche le mura perimetrali presentano una forma particolare: in alcuni punti sono circolari (nella zona delle absidi) e in altri disegnano una sorta di stella, ricavando della nicchie negli spigoli. Alzando lo sguardo alle volte, si può notare che anch’esse non sono regolari, ma alcune assumono forme romboidali, altre triangolari, altre ancora quadrangolari. Un’eccezionale cura e abilità di progettazione e costruzione insomma, arricchita dagli affreschi che un tempo ricoprivano l’interno della chiesa, purtroppo andati distrutti tra terremoti (particolarmente dannoso uno nel 1688) e le ricostruzioni settecentesche. Ad oggi sono ancora visibili solo frammenti, sufficienti a testimoniarne il valore: si tratta di un ciclo di affreschi della Scuola di Miniatura Beneventana, risalenti all’VIII o IX secolo.

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"Chiesa di santa sofia, benevento". Con licenza Pubblico dominio tramite Wikipedia

Del Monastero adiacente invece, è di particolare valore architettonico culturale il Chiostro, una struttura romanico-campana che presenta decorazioni arabeggianti. Altro highlight del complesso monumentale di Santa Sofia, la torre campanaria fatta edificare dall’abate Gregorio II tra il 1038 e il 1056, crollata e ricostruita nel 1700 circa.
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