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San Sperate cosa vedere

San Sperate, oltre ai murales c'è di più

Un paese museo dove non mancano le sorprese: andiamo a scoprirlo

Murale di San Sperate
©Sardegna Turismo - Giulio Gigante/Flickr.com. License: CC BY-SA
 Murale di San Sperate
Ad una manciata di chilometri da Cagliari, nel sud della Sardegna, si trova un luogo tutto da scoprire, dove l’arte ha invaso la vita: è San Sperate, un piccolo comune diventato un villaggio museo grazie alle opere uniche e spettacolari che ospita. Qui, infatti, sono passati e vivono diversi artisti che hanno lasciato le loro opere trasformando il borgo in un vero gioiello culturale, una località da visitare almeno una volta. A colorare le strade sono gli spettacolari murales che proiettano il visitatore in un’altra dimensione mentre osserva la scene di vita quotidiana dipinte sui muri e per le strade. Ecco come viene raccontata in modo semplice ed immediato la storia contadina e agricola, ricca di mille sfumature. 

Murale di San Sperate che racconta della vita contadina del borgo

I murales e le pietre sonore
Sono centinaia i murales che vivacizzano il paese museo. Tutto è iniziato nel 1968 ad opera di Pinuccio Sciola, che ideò il progetto di trasformare la piccola località in un laboratorio di creazione. L’idea risultò vincente e infatti ancora oggi aderiscono e contribuiscono artisti locali, italiani e stranieri a rendere il paese ogni volta più speciale. Sono stati ospitati celebri musicisti e autori di teatro che hanno dato vita a workshop ed eventi artistici di richiamo, mentre proprio Sciola è l’autore di sculture particolari chiamate “pietre sonore”, perchè evocano con il suono suggestioni ancestrali. Sono collocate nel Giardino Sonoro, uno spazio artistico che mette in risalto centinaia di monoliti che cambiano al variare della luce, e mentre si passeggia nel giardino si ascoltano suoni differenti prodotti da materiali diversi. Ecco, dunque, che lo studio di Sciola sulla capacità delle pietre di emettere suoni ha fatto si che il paese natale dell’artista acquisisse una fama più che meritata. Lo ha fatto attraverso l’incisione di basalti e calcari sardi, i materiali più antichi dell’isola, e le grandi sculture somigliano ad arcaici menhir, monoliti neolitici. I suoni generati sono molto strutturati, diversi a seconda della densità della pietra e dell’incisione, e grazie a questo l’immersione in un mondo magico, che genera meraviglia, è totale ma contribuisce anche ad accrescere il rispetto verso l’ambiente e tutti gli elementi naturali.

Le pietre sonore deli Giardino di Pinuccio Sciola

Le altre attrazioni
I
n centro spiccano una seicentesca dimora padronale, adibita oggi a museo, e l’ottocentesca Casa Tola, progettata dall’architetto Gaetano Cima. La Villa del Barone Tola si presenta con caratteristiche proprie dello stile Neoclassico ma denota anche l’influsso della tradizionale abitazione campidanese in mattoni crudi di fango e paglia con cortile centrale. L’edificio è caratterizzato da una loggia articolata in chiari e ariosi archetti e comprende anche un antico frantoio del XVII secolo la cui attività è cessata nel 1956. La storia del paese nasce agli albori dell’età nuragica, quindi introno al XVIII secolo a.C., ed infatti è stato ritrovato un modellino di nuraghe, oggi custodito al museo archeologico nazionale di Cagliari. A questo si aggiungono i resti punici che consistono in  quattro necropoli e ruderi di abitato ed anche testimonianze di epoca romana. Interessante è sapere che sotto il dominio vandalico molti vescovi africani esiliati in Sardegna portarono con loro reliquie di santi, tra cui quelle del martire Speratus, e proprio nel luogo dove queste vennero ritrovate fu edificata la parrocchiale di San Sperate (nella foto sotto) nel Seicento. All’interno della chiesa si possono ammirare la cappella dedicata a Santa Prisca e nella Torre Campanaria, simbolo del dominio aragonese, si trova un fonte battesimale con bassorilievo di San Giovanni che battezza Gesù. Di età bizantina sono la chiesa di Santa Lucia, con inserti romanici in un’architettura barocca, che custodisce anche un pozzo considerato un’antica fontana miracolosa, e l’ex parrocchiale di San Giovanni battista, sulla quale spiccano elementi bizantini, romanici e gotici che si accostano in grande armonia. 

Esterno della Parrocchiale di San Sperate con la Torre Campanaria

Le tipicità, dai mattini di terra cruda alle pesche
Un’antica abitazione padronale del Seicento, costruita con i caratteristici mattoni di terra cruda è stata restaurata e adibita a centro culturale polivalente, il Museo del Crudo. La struttura, costituita da due distinti corpi separati da una corte di forma quasi quadrangolare, ospita periodicamente mostre ed eventi artistici e culturali. Si tratta di un semplice ma imponente edificio a due piani, più il solaio, con complessivamente 13 camere, che si caratterizza per essere costruita con i ladiri, i mattoni crudi fatti con terra argillosa e paglia tritata ed essiccati al sole. La loro importanza deriva dal fatto che costituivano il materiale edilizio più utilizzato in Sardegna sin dalle epoche più remote, soprattutto nelle zone di pianura che erano prive di cave di pietra, come San Sperate. Essendo mattoni di fango erano infatti semplici ed economici, capaci di mantenere le case calde e asciutte in inverno e fresche d’estate. Un’altra tipicità legata a San Sperate sono le pesche, di cui il paese è il maggior produttore della Sardegna. Sono infatti rinomate per la loro squisitezza e genuinità e rappresentano un legame storico e culturale con il territorio comunale. La presenza di questo frutto nella produzione agricola locale risale agli anni di inizio dopoguerra, e dagli Anni Sessanta è stata istituita la nota e tradizionale Sagra delle Pesche che viene organizzata, con grande successo e partecipazione, ogni anno nella settimana del 17 luglio, giorno in cui si festeggia il Santo Patrono San Sperate. Per i festeggiamenti si allestiscono degli stands in diversi punti del paese dove le pesche sono offerte a tutti i visitatori. A questo si associano mostre di scultura, pittura e artigianato locale e le case tipiche vengono trasformate in museo contadino con esposizione di attrezzi e oggetti antichi che venivano impiegati nella vita quotidiana. Inoltre vengono organizzate gare sportive e spettacoli musicali e teatrali di strada e, dislocate in vari punti, si preparano le“barracas”, locali estemporanei di somministrazione di alimenti e bevande che offrono ai visitatori la possibilità di acquistare panini, salsicce, muggini, tapadas, pesche e altro.
Le pesche di San Sperate, prodotto tipico di cui il borgo è il maggior produttore della Sardegna
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