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Palermo Castello di Maredolce

Palermo, le particolarità del Castello di Maredolce

Il Castello alla periferia del capoluogo siciliano è un edificio in stile islamico che faceva parte di una cittadella fortificata

Maredolce
©Di Vps at it.wikipedia, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons
Castello di Maredolce, Palermo
Tra le tante attrazioni che offre il capoluogo siciliano merita una visita anche il Castello di Maredolce, situato nella periferia sud, alle pendici del Monte Grifone. Visitabile su  prenotazione, oggi è purtroppo quasi nascosto dalle costruzioni circostanti ma vanta una secolare storia. Quando, nel 1071, il normanno Ruggero il Granconte conquistò la Sicilia, mentre si dirigeva verso Palermo s’impadronì di un palazzo islamico con un giardino pieno di frutti e di acqua che si trovava all’interno del Parco Vecchio. Allora era conosciuto con il nome di Palazzo della Fawwarah, esisteva già in epoca kalbita, era possedimento di un emiro e faceva parte di una cittadella fortificata. Il Re normanno riadattò alle proprie esigenze la struttura e lo fece circondare da un lago artificiale: nel corso dei secoli, subì diverse modifiche e venne trasformato in fortezza.

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Il palazzo presenta un impianto di forma rettangolare con una rientranza nell’angolo est, che ne spezza la linearità dell’andamento. I prospetti sono scanditi da una serie di archi alcuni dei quali con finestre di esplicita derivazione islamica disposte liberamente. Il prospetto principale del complesso è quello di nordovest, l’unico che non era bagnato dalle acque del lago, dove si aprono quattro varchi che consentono  l’accesso nell’edificio. Il primo accesso immette nell’Aula Regia, il secondo nella cappella, il terzo all’interno del grande cortile mentre l’ultimo ingresso è tamponato. In questa parte del castello si trovavano gli spazi destinati alla rappresentanza, mentre gli ambienti privati erano disposti lungo i lati meridionale, orientale ed occidentale. Il palazzo era anche dotato, com’era consuetudine in epoca normanna, di una cappella privata che il re volle dedicare ai Santi Filippo e Giacomo.

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La cappella della Favara è collocata con molta probabilità sullo stesso luogo della originaria moschea privata dell’emiro. Si presenta con una navata unica di forma rettangolare con due campate coperte con volte a crociera e da un piccolo transetto che attraversa il presbiterio, che si conclude nell’abside. Il centro del presbiterio è coperto da una piccola cupola semisferica, posta su un alto tamburo ottagonale che si raccorda alla nave mediante nicchie angolari pensili. La cappella riprende i temi tradizionali dell’architettura ecclesiale bizantina. Il parco intorno al palazzo ed alla peschiera era un giardino caratterizzato da numerose specie arboree, in particolare agrumi ed altri alberi da frutto, corsi d'acqua ed animali esotici, secondo il modello dei giardini islamici africani e spagnoli dell’epoca.

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