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Orvieto monumenti da visitare Necropoli etrusca 

Orvieto, atmosfere etrusche nella necropoli

Non solo Duomo. La Necropoli del Crocifisso del Tufo è un vasto parco archeologico da non perdere se si è in visita alla bella città umbra. 

La Necropoli etrusca di Orvieto
©Di Adri08 - Opera propria, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons
Orvieto, Necropoli etrusca del Crocifisso del Tufo: iscrizione sull'architrave della tomba
Parlare di Orvieto non vuol dire pensare unicamente al Duomo. E’ sbagliato fermarsi solo alle attrazioni più celebri, perché la città umbra è uno scrigno di tesori. Non in molti sanno della presenza di una necropoli etrusca che costituisce un vasto parco archeologico. Si chiama la Necropoli Etrusca di Crocifisso del Tufo, il cui nome deriva da un crocifisso cinquecentesco scolpito nel tufo e conservato in una piccola cappella sottostante la zona di San Giovenale. La necropoli, che risale al VI secolo a.C., fu scoperta alla fine del Settecento, ma solo durante l’ultimo trentennio dell’Ottocento fu resa visitabile. Ciò che la caratterizza principalmente è la sua organizzazione urbanistica, grazie alla sua planimetria regolare e strade impostate su assi ortogonali.

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Le tombe sono raggruppate in isolati e costituite da camere a pianta rettangolare, per lo più singole. Le piccole tombe a camera, realizzate in blocchi di tufo, si mostrano quindi allineate lungo le vie sepolcrali. Al loro interno sono costruite le banchine per la deposizione dei corpi, che di solito erano due: una lungo la parete di fondo e un’altra lungo una parete laterale. E’ stato scoperto che nelle tombe sono stati sepolti sia inumati che incinerati. Il nome del titolare della tomba è inciso con iscrizioni funerarie sull’architrave esterno. Una curiosità svelata è che tali iscrizioni presentano spesso la formula di possesso, secondo cui a parlare è proprio la tomba con la frase “io sono di…”. Altra caratteristica tipica della necropoli è la presenza di un gran numero di iscrizioni che testimoniano gli antichi abitanti di Orvieto, probabilmente l’esempio epigrafico etrusco di età arcaica più consistente che si riferisce ad un’unica comunità cittadina.

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Gli Etruschi credevano che i defunti continuassero a vivere nell’aldilà e costruivano la città dei morti vicino a quella dei vivi. Accanto al cadavere ponevano il corredo funerario costituito da oggetti personali e da tutto quello che si pensava potesse servire al defunto per condurre la vita nell’oltretomba in forme simili a quella vissuta sulla terra. Nelle sepolture sono state quindi rinvenute grandi quantità di ceramiche e bronzi sia di produzione locale che di importazione. I primi scavi ottocenteschi hanno restituito reperti di notevole importanza che sono oggi dispersi nei vari musei esteri ma si possono ammirare altri importanti corredi frutto di scavi più recenti, esposti al Museo Claudio Faina e al Museo Archeologico Nazionale di Orvieto.

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