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Molise: preziosi resti archeologici a Pietrabbondante

Il tesoro del piccolo paese in provincia di Isernia è costituito dal complesso ellenistico-italico dove rimangono i resti di un santuario 

Molise, sito di Pietrabbondante
© Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise
Pietrabbondante, resti del teatro 
Sono pochi gli abitanti che popolano il comune di Pietrabbondante, in provincia di Isernia, una piccola realtà che si trova nell’Alto Molise e che gli appassionati di archeologia ben conoscono per le sue antiche testimonianze di epoca sannita che ancora oggi si possono ammirare. Anche il caratteristico centro storico di impronta medievale venne edificato con l’utilizzo di pietre e massi provenienti dal vicino sito archeologico, come si nota particolarmente nella Chiesa di Santa Maria Assunta che presenta frammenti di lapidi osche. Il complesso ellenistico-italico, edificato alla fine del II secolo a cavallo del I secolo a.C., si trova in località Calcatello ed è diviso in due templi A e B ed un teatro: era destinato quindi sia al culto che alle attività istituzionali, svolgendosi i riti religiosi nel grande tempio e le riunioni del senato nel teatro.

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A poca distanza dall’area del santuario è stato individuato il monumento funerario della famiglia dei Socellii, della seconda metà del I secolo a.C, proprietaria del santuario e delle sue pertinenze, quando, in conseguenza della guerra sociale, l'area sacra venne confiscata e ceduta ai privati. Nel periodo in cui iniziò ad instaurarsi il sistema municipale tutto, dall’amministrazione alle attività sociali, economiche e religiose venne spostato nel municipio di Terventum determinando lo spopolamento e l’isolamento delle zone più elevate e meno accessibili. Ecco come, una volta cessato il culto, gli edifici vennero abbandonati e solo in parte riutilizzati, come mostra un tesoretto monetale di epoca triumvirale, ritrovato in un vano del porticato sinistro del tempio maggiore.

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L’ultima frequentazione si ha nel III-IV secolo d.C. con l’uso sepolcrale dell’area dei due porticati, seguita dalla distruzione degli ultimi edifici per un evento violento, probabilmente il terremoto del 346 d.C.Quella che è stata individuata come domus publica, edificio che rappresenta un vero e proprio unicum in Italia, ha conferito al sito la definizione di "luogo fulcro di religiosità e di politica del Sannio". Il complesso archeologico è un originale organismo architettonico in cui confluiscono elementi italici, ellenistico-campani e latini, come dimostra il tempio a tre celle, modello del comizio.Oggi si possono ammirare i resti delle mura imponenti che componevano il teatro, formato dalla cavea e dall’edifico scenico legati tra loro da due archi di pietra. La cavea contiene 2500 spettatori e gode di un’acustica perfetta.

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