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Anfiteatro Campano Santa Maria Capua Vetere

Lo splendido anfiteatro dell'antica Capua

Seconda per dimensioni solo al Colosseo, l'antica arena era un trionfo di marmi e sculture

Anfiteatro Campano
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Anfiteatro Campano
Il Colosseo è il più famoso, l’Arena di Verona il meglio conservato, ma l’anfiteatro campano di Santa Maria Capua Vetere ha il suo primato da difendere, e a gran voce. È stato infatti il primo anfiteatro romano mai costruito, o almeno così si ipotizza, precursore del Colosseo a cui ha fatto da modello. Questa monumentale opera di architettura antica è stato sede della prima e più rinomata scuola per Gladiatori (è da qui che Spartaco guidò la sua celebre rivolta) ed è il secondo anfiteatro più grande d’Italia dopo il Colosseo. 
 
Eretto tra la fine del I e gli inizi del II secolo d.C. in sostituzione dell’arena precedente (meno capiente), era un edificio adibito agli spettacoli gladiatori che avevano grande successo nell’antica Capua, all’epoca una delle più importanti e grandi città della penisola. Antonino Pio lasciò un’iscrizione – parzialmente conservata oggi presso il Museo Provinciale Campano -  nella quale si menzionano i restauri del colonnato e del nuovo arredo scultoreo voluti dall’imperatore Adriano. L’edificio che si può ammirare oggi è solo parzialmente intatto, ma presentava in origine i quattro ordini canonici di spalti, accessibili attraverso scale interne ed esterne, distribuiti su altrettanti livelli in muratura (opus latericium). La facciata era caratterizzata da ottanta arcate realizzate in blocchi di calcare tutte uguali ad eccezione di quelle che fungevano da ingresso principale, in corrispondenza dei quattro punti cardinali.
 
All’epoca del suo splendore, era arricchito esternamente dai busti di 240 stature, tra cui divinità, satiri e maschere, molte delle quali custodite presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e il Museo Provinciale Campano, mentre una ventina sono ancora presenti in loco. Tra marmi e statue ornamentali, l’anfiteatro campano doveva essere un vero capolavoro artistico ed architettonico, ma purtroppo nei secoli è stato più volte spogliato per essere utilizzato come materiale edile. Inoltre, subì la distruzione parziale per mano dei Vandali e dei Saraceni. Insomma, le vicende storiche lo hanno fatto arrivare ai giorni nostri meno conservato dei suoi ‘cugini’ romani e veronesi, ma senz’altro dotato dell’indiscutibile fascino di un’opera tanto monumentale. Se vi trovate in vacanza in Campania, vale davvero la pena di farvi una visita. 
 
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