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Le leggende, tutte al femminile, di Palazzo Donn’Anna

Uno dei palazzi più belli e famosi di Napoli, custode di terribili storie di amore e morte

Posillipo
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Palazzo Donn'Anna
Sul lungomare di Posillipo si erge uno degli edifici storici più belli e famosi di Napoli, Palazzo Donn’Anna, ma la sua notorietà va ben oltre l'architettura. Avvolto da leggende e misteri, la storia di questo edificio va di pari passo con vicende passionali, lussuriose e tragiche, che si legano indissolubilmente alle donne che lo hanno abitato. L’affaccio diretto sul mare, con le onde che lo lambiscono e contribuiscono a dare all’edificio una sorta di personalità tormentata, è stato poeticamente descritto da Matilde Serao nelle sue ‘Leggende Napoletane’: “Il bigio palazzo si erge nel mare. Non è diroccato, ma non fu mai finito; non cade, non cadrà, poiché la forte brezza marina solidifica ed imbruna le muraglie… Di notte il palazzo diventa nero, intensamente nero; si serena il cielo sul suo capo, rifulgono le alte e bellissime stelle, fosforeggia il mare di Posillipo, dalle ville perdute nei boschetti escono canti malinconici d'amore e le malinconiche note del mandolino: il palazzo rimane cupo e sotto le sue volte fragoreggia l'onda marina…”.
 

Un edificio affascinante, la cui costruzione risale ai primi decenni del 1600 per volontà di Anna Carafa, una delle nobildonne più ricche della storia del Regno di Napoli, consorte del vicerè Ramiro Núñez de Guzmán, che affidò all’architetto Cosimo Fanzago il progetto. L’edificio, che si accostava ai canoni del barocco napoletano, rimase incompiuto a causa della dipartita di Anna Carafa, e l’opera incompleta conferì al palazzo un’aura di particolare fascino. 

Le leggende che aleggiano su Palazzo Donn’Anna sono affascinanti quanto l’edificio stesso, ma spesso in contraddizione con la storiografia. La figura di Anna Carafa viene sovrapposta a quella di Giovanna d’Angiò, che leggenda popolare indica come residente del palazzo per diversi anni. In quest’epoca, la regina amava circondarsi dei più bei ragazzi del luogo e dei pescatori più aitanti, per trascorrere con loro notti di folle passione. All’alba però, i malcapitati dovevano morire, per non rovinare la reputazione della sovrana: ecco che ai loro piedi si aprivano botole che li facevano precipitare direttamente nel mare. Ancora oggi, pare, gli spiriti di questi giovanotti si aggirano nell’antica dimora. 

Un’altra leggenda invece riguarda proprio Anna Carafa: amante delle feste a palazzo, organizzò una sera uno spettacolo di teatro per i suoi invitati. Tra gli attori, la bellissima Donna Mercedes de las Torres, nipote della proprietaria di casa, e Gaetano di Casapesenna, un tempo amante di Anna. La scena del bacio tra i due attori apparve così veritiera che fece esplodere la gelosia della duchessa, tanto che si narra di litigi a palazzo e scoppi di rabbia della padrona. Donna Mercedes de las Torres scomparve nel nulla, e nessuno più seppe che fine avesse fatto; Gaetano la cercò incessantemente, fino a rassegnarsi e immolarsi in battaglia per mettere fine alle proprie pene. A Palazzo Donn’Anna è ancora possibile udire i lamenti dei due innamorati destinati a non incontrarsi mai più, tormentati da Anna Carafa per l’eternità. 
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