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Le due anime di Napoli con La Parrucchiera

Stefano Incerti racconta mondo borghese e i quartieri spagnoli, centro e periferia

Good Films
Siamo stati a Scampia per Gomorra, ma abbiamo ammirato le bellezze più turistiche di Capri e del Golfo di Napoli, eppure la città campana continua ad avere molto da dire. E da mostrare. Lo conferma il film La Parrucchiera che il cinquantunenne partenopeo Stefano Incerti ambienta proprio nelle strade della propria infanzia e con il quale ci permette di scoprire un'anima diversa, nuova e antica insieme, quella di piccoli personaggi della periferia, per i quali la realizzazione di un sogno, pur nelle difficili condizioni di vita, riscatta anni di stenti e di privazioni…

Personaggi che si chiamano Rosa (una bellissima ragazza dei quartieri spagnoli che lavora nel negozio di parrucchiere di Lello e Patrizia), Lello (attratto da lei fino all’ossessione le cui avances pesanti costringono la ragazza a scappare), Patrizia (che ha sempre considerato Rosa come una figlia ma che la lascia senza lavoro sentendosi tradita e prendendo le parti del marito), Micaela (amica del cuore di Rosa, donna passionale e intraprendente) e Carla (transessuale sensibile e materna molto cara alla nostra protagonista). Con queste ultime due parte la grande scommessa di realizzare il sogno di aprire un salone proprio, e nei Quartieri Spagnoli. E il negozio di Rosa non solo si afferma, ma arriva addirittura a rivaleggiare con quello di Lello e Patrizia nel Vomero, e nella vita della ragazza si riaffaccia anche Salvatore, da sempre il grande amore di Rosa che, dalla ricerca del locale all’organizzazione dei lavori, la aiuterà in questa nuova avventura. Ma un misterioso evento rischia di cambiare tutto, in un momento. Il momento in cui Rosa, le sue amiche e la stessa Patrizia mostreranno davvero quale cuore posseggono le donne di Napoli.



In fondo la Pina Turco che interpreta Rosa aveva già prestato il volto a una donna napoletana, e proprio nel Gomorra citato, anche se - come dice lei - "la Deborah di Gomorra non esiste più", orgogliosa di mostrare stavolta "una Napoli positiva ed energica". Quella che anche The Jackal e i Manetti Bros, Ivan Cotroneo e Marco Tullio Giordana (entrambi per il piccolo schermo), fino a La tentazione di Gianni Amelio o i falchi di Toni D'Angelo, hanno scelto per ambientare le proprie produzioni. Una città ricca di set, spesso contemporanei, alcuni dei quali, dal primo agosto scorso e per sei settimane hanno ospitato le riprese del film.

Dal Vomero a Porta Nolana, e poi Chiaia, i Quartieri Spagnoli dove è il ngozio di Rosa, Porta Capuana e la Sanità: cornici vitali e vivacissime - anche quando malinconiche - "contrappuntate da colori e musica, in un’interculturalità che avvicina Napoli, unica vera metropoli del nostro Paese, a New York - come racconta lo stesso regista, che aggiunge un dettaglio importante riguardo la sua intenzione di fondo; - insomma approfittando di un taglio moderno, ho provato ad utilizzare un linguaggio anche pop, senza rinunciare a delle virate improvvise e taglienti, anche spietate, come nella Commedia di Ettore Scola o di Dino Risi".

È stata "una sfida", come la definiva il produttore Luciano Stella intervistato dalla stampa, "il tentativo di tornare a una commedia d'autore che racconti storie realistiche. E Napoli è parte integrante del progetto, con il mondo borghese e quello dei quartieri, centro e periferia che convivono a due passi. Due realtà incarnate da due donne". "Una Napoli diversa da Gomorra, con un valore estetico alto e senza tempo - come la definiscono anche i Foja, autori delle musiche (insieme a Emiliana Cantone, Rakele, Antonio Fresa e Tony Tammaro, presente anche sullo schermo). - La bellezza della città viene fuori grazie ai colori delle scene esterne e interne".

 
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