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Sicilia Messina location film Francesco Calogero Acqualadroni stretto

La seconda primavera di Messina

Passato e presente si intrecciano nel film del siciliano Francesco Calogero, testimone della rinascita della città.

mariposa
Rischia di passare inosservato questo piccolo film italiano, distribuito dalla Mariposa Cinematografica, ma il Seconda primavera di Francesco Calogero offre l'occasione per portare all'attenzione del pubblico Messina, una città fin troppo spesso al centro delle cronache per questioni ben lontane da quelle cinematografiche o turistiche, che le meriterebbero ben altri plausi.

La ricerca di acquirenti per la propria villa al mare da parte dell'architetto cinquantenne Andrea segna l'inizio della vicenda, che dall'inverno iniziale e attraverso sei stagioni racconta la storia dell'uomo e di una sua coppia di nuovi amici in crisi. Ma, come annunciato dal trailer del film: "Quando una stagione finisce un'altra ne inizia, e non è mai come la precedente". E in questo caso lo sbocciare di nuovi amori, come anche l'annullamento delle differenze di età, avviene sullo sfondo del litorale siciliano, sempre presente.

La 'seconda primavera' è però anche quella della stessa Messina, nel pieno di una nuova rinascita secondo alcuni, sempre in attesa di liberarsi da antichi problemi nella speranza di molti. E del regista, che per il suo settimo lungometraggio ha interrotto un silenzio lungo 15 anni per mettere la propria città natale al centro della narrazione. Le riprese si sono svolte interamente nel messinese, infatti, e in particolare in una specifica villa della costa.

"La prima suggestione deriva dalla fascinazione che ho avuto dalla villa in cui è ambientato gran parte del film - racconta Calogero. - La villa, che si trova ad Acqualadroni, circoscrizione costiera del comune di Messina, è di proprietà del mio amico e scenografo Antonio Virgilio. È un’abitazione costruita per essere vissuta d’estate. Per cui lo spazio interno è minimo. All’esterno, invece, si può ammirare questo bellissimo giardino, nel cui cuore si trova la vasca delle ninfee. Poi, c’è un ponte di colore viola, che congiunge due punti della villa. Per noi messinesi l’idea del ponte rappresenta sempre un elemento inquietante. Il ponte è il passaggio da un territorio ad un altro. Tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti. Per anni mi sono chiesto come fosse vivere in quella villa durante l’inverno. Poi, un giorno Antonio mi ha parlato dello stato di abbandono in cui si trovava la villa a dicembre di qualche anno fa. Un paesaggio ostile, mi ha detto allora. Così, ho deciso che quella villa sarebbe stata il centro del film".

Un'isola felice, apparentemente, ma ogni isola felice nasconde realtà che in pochi conoscono. Realtà che spesso finiscono per emergere in maniera violenta, come racconta ancora il regista nelle note di produzione del film… "Arida resta la  rappresentazione  del  mondo  che  circonda  i  personaggi, aldilà dell'isola felice costituita dalla villa sul mare: in una città che si mostra irrimediabilmente ferita dalla speculazione edilizia, soggetta all'arroganza dell'abusivismo e dei condoni, dilaniata dalle auto e dai mezzi pesanti che l'avvelenano". Un contesto che però "è destinato a mutare", anche nel film, nel finale del quale "per una volta a trionfare non è la furbizia e il malaffare, ma il vero valore degli uomini; questo lascia la speranza per l’arrivo di una nuova stagione…". Alla quale sarà un piacere prepararsi iniziando a conoscere la splendida "porta della Sicilia", guardia dell'omonimo stretto e punta nordorientale della regione, che dopo gli scempi passati e i progetti di approsimative "grandi opere" si avvia a ritornare la "città giardino" che era.

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