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La pazza gioia di viaggiare in Toscana con Paolo Virzì

Nel film portato al Festival di Cannes dal regista livornese dominano le location a lui più care della Versillia

01 Distribution
Nei prossimi anni potremmo ritrovarci a parlare di Paolo Virzì per le ambientazioni statunitensi del suo annunciato The Leisure Seeker, il primo film in lingua inglese del regista livornese. Che nel frattempo si è tolto l'ennesima soddisfazione, facendo saltare in piedi il pubblico della Quinzaine des Realisateurs del Festival di Cannes per applaudire l'ultima sua creature, quel La pazza gioia - dal 17 maggio anche nelle sale italiane - nel quale la moglie Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi formano una coppia di novelle Thelma e Louise in fuga per le ben note strade della toscana, tra le province di Lucca e Pisa.

FOTO: IN TOSCANA CON LA PAZZA GIOIA DI VIRZI'

Vie e itinerari che Virzì conosce bene, per averli percorsi negli anni della sua giovinezza. E che in qualche modo seguono un certo bisogno di rinsaldare le proprie radici prima del grande balzo Oltreoceano di cui si diceva… "Ho scelto Viareggio perché l’ho sempre trovata una città stupenda dal punto di vista scenografico e trovo che sia perfetta per dare quella commistione di sensazioni della terra versiliese: gioia e divertimento durante l’estate ma anche profonda depressione e malinconia che dà il mare nel periodo di autunno ed inverno – ha spiegato il cineasta rispondendo alle domande sul film che lui stesso definisce una "commedia avventurosa".



Così almeno nasce il racconto della istrionica contessa Beatrice Morandini e della dolente e silenzionisa Donatella Morelli, compagne di 'sventura' nella stessa comunità per donne con disturbi mentali (dove sono in custodia giudiziaria) e nella confusa e istintiva fuga in cerca di felicità che le avvicinerà in maniera imprevista e che le farà scoprire amiche proprio sotto il vasto cielo e di fronte allo splendido mare della Versilia… Dove a partire dalla metà del maggio 2015 - e per otto settimane - si sono svolte le riprese della storia.

A Viareggio d'altronde, nel febbraio precedente, il regista e la sua signora (la Ramazzotti, come detto) si erano recati per una sorta di sopralluogo durante il famoso carnevale, ospiti della città e della sfilata dei rinomati carri, che aveva intenzione di utilizzare (almeno quattro di essi, come sfondo della scena in cui la moglie Micaela recitava in calze a rete e tacchi a spasso con un passeggino). E proprio nella località carnacialesca Paolo Virzì aveva poi iniziato le sue riprese (affidandosi a figurazioni speciali e comparse locali), per poi spostarsi nelle zone limitrofe, tra Montecatini e Lucca e la natale Livorno.

Nel giugno successivo, la troupe aveva poi approfittato della discoteca Seven Apples sul lungomare di Marina di Pietrasanta per delle riprese notturne. Come quelle effettuate nella stazione di Piazza Italia e Corso Matteotti a Montecatini, seppur inizialmente disturbate dalla pioggia. O quelle del Tettuccio (con antistante piazzale Domenico Giusti), via don Minzoni e piazza del Popolo, per realizzare le quali tecnici e cast hanno scelto di approfittare delle vicine strutture degli alberghi Settentrionale, San Marco e La Pace.

"Ho ricevuto molti complimenti per ‘Il Capitale umano’, - aveva dichiarato il regista, - ma a questo film tengo ancora maggiormente perché penso che ci sia un’essenza filosofica delle nostre vite che è molto attuale, e poi ci sono dei panorami, in particolare della Versilia, che sono convinto colpiranno molto il pubblico". Proprio per il valore di cartolina (intesa nel senso migliore del termine) e promozionale che svolgono nei confronti dei potenziali futuri turisti, spettatori del film. Che potrebbe non restare l'ultimo - detto dei progetti più ravvicinati del nostro filmmaker - a raccontare queste zone… "Un desiderio per il futuro? - svela ancora Paolo Virzì, in conclusione. - Mi piacerebbe realizzare un nuovo film sulla realtà lavorativa di Livorno, anche se non penso che sia realizzabile nell’immediato perché ho paura che qualcuno potrebbe dargli un connotato politico che ad esempio con ‘Ovosodo’ per fortuna riuscì ad evitare forse perché il contesto storico economico era profondamente diverso allora".
 
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