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Da Kaulonia a Locri Epizephiri. Calabria

Itinerario d'arte sulla costa Jonica

Da Kaulonia a Gioiosa Jonica, fino a Locri Epizephiri, la più conosciuta tra le città della Magna Grecia, nonché il sito archeologico più importante della Calabria. Un itinerario d'arte fondamentale lungo la costa dei gelsomini.

Calabria
courtesy of ©Archivio Laruffa Editore
Affacciata sul mare, proprio sul "tacco" dello stivale calabro, nei pressi di Monasterace Marina, è Kaulonia, o meglio i resti di "Kaulonia", centro magno greco che probabilmente fu colonia achea. Dell'antica città definitavamente cancellata dai romani nel 205 a.C., restano ampi tratti di mura e resti dell'abitato (IV-V sec. a.C.) a impianto ortogonale. Proprio a ridosso della spiaggia sono ben visibili resti di un grande tempio dorico, forse dedicato ad Apollo Katharsios. I ritrovamenti degli scavi di Kaulonia si trovano nel Museo di Reggio Calabria. Proseguendo a sud, si arriva a Marina di Gioiosa Jonica di cui è interessante quel che resta del teatro romano, di bassa età imperiale, con dieci dei venti ordini di sedili originari. Proseguendo verso l'interno, si trova Gioiosa, con i suoi bei resti della villa romana nota come "Naniglio", con frammenti di mosaico. Dopo circa dieci chilometri si arriva nel cuore dell'itinerario culminante con la visita all'area archeologica di "Locri Epizephiri", nei pressi dell'omonima cittadina (Locri), uno dei centri più attivi della costa jonica calabrese. La straordinaria ricchezza di reperti archeologici qui rinvenuti ha posto questo sito all'attenzione della cattedra di Archeologia dell'Università degli Studi di Torino. Molti dei fondamentali documenti custoditi oggi nel Museo di Reggio, provengono da qui ed è bene ricordarlo. L'area archeologica si estende per oltre 230 ettari alle pendici dell'Aspromonte, divisa in due settori: la parte pubblica con l'agorà, i templi e altri edifici della collettività, e la zona a carattere più artigianale, con abitazioni, fornaci e pozzi. Tra gli edifici esterni alla cinta muraria è stato identificato il santuario di Afrodite (VI sec. a.C) con dentro ben 37 pozzi sacri dove sono stati trovati resti di sacrifici e oggetti votivi in gran quantità. All'ingresso dell'area si trova l'Antiquarium che ospita reperti provenienti dal Museo Civico di Locri e dagli scavi. Tra i vari ritrovamenti, meritano particolare attenzione i frammenti di "pìnakes", tavolette votive in terracotta risalenti al V sec. a.C. rinvenute nel santuario di Persefone alla Mannella, definito da Diodoro Siculo "il più illustre santuario d'Italia". I pinakes, presenti in abbondanza nel Museo nazionale di Reggio, rappresentano una vera e propria storia illustrata, la vita di Persefone con gli avvenimenti più importanti. Il patrimonio conservato in questo scrigno delle antichità che è L'Antiquarium è ricco e copioso: frammenti architettonici ed epigrafici dei vari edifici collettivi, corredi funerari delle necropoli greche e romane, oggetti votivi trovati nei templi e via dicendo. Tanto per citarne alcuni, i due grandi blocchi di pietra, parte dell'epistilio del monumentale tempio di Marasà (nella foto???), i reperti dalla "Grotta Caruso" nella quale sgorgava una sorgente che i Locresi ritenevano protetta da divinità, frammenti di ceramica d'importazione dal "Naniglio" (foto) di Gioiosa Jonica, uno splendido mosaico intarsiato.
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