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Il traduttore e Fraulein: il cinema sbarca a Trento, Bolzano e dintorni 

Il Trentino-Alto Adige si conferma regione ideale per le produzioni italiane, che oggi portano in sala ben due titoli girati nelle sue location

Videa
"Le produzioni cinematografiche e i documentari in questi anni hanno mostrato il Trentino sotto molteplici aspetti: dalle bellezze naturalistiche ai gioielli del patrimonio artistico e architettonico, dalle tradizioni alla storia": così la rivista della Provincia autonoma di Trento presenta un trend che potrebbe non essere sfuggito a molti. Soprattutto agli spettatori delle tante produzioni televisive, documentari (Il Colore dell'Erba di Juliane Biasi Hendel, Segantini di Francesco Fei, The Weight of Dreams di Francesco Mattuzzi) e film usciti nelle sale di tutta Italia, quelli "in grado di portare benefici promozionali ed economici al territorio" e che solo nel 2016 ci hanno permesso di apprezzare La Corrispondenza di Giuseppe Tornatore (del quale parlammo diffusamente a gennaio) e My Father Jack di Tonino Zangardi, uscito nelle sale il 19 maggio scorso.

Tutti film sostenuti dalla attivissima BLS Südtirol Alto Adige, che come sempre sostiene e finanzia progetti capaci di valorizzare il territorio, e di convincere il grande pubblico che - in attesa del thriller di Giuseppe Petitto Occhi chiusi e del I nostri passi di Mirko Pincelli con l'attrice trentina Francesca Neri, entrambi previsti per l'autunno - questa settimana avrà solo l'imbarazzo della scelta per la contemporanea presenza in sala di Il Traduttore di Massimo Natale e di Fräulein - una fiaba d'inverno dell'esordiente Caterina Carone. Nel primo film Andrei è uno studente rumeno specializzando in lingue straniere che arrotonda traducendo gli interrogatori e le intercettazioni della polizia e che si trova invischiato (insieme a Claudia Gerini) in un mistero imprevedibile mentre traduce il diario di un cittadino tedesco scomparso, nel secondo invece Christian De Sica è un misterioso turista sessantenne "smarrito e infantile" apparso proprio nel momento in cui diverse tempeste si stanno per scatenare...

"È la seconda volta che vengo a girare qui; stavolta mi sono fermata quasi un mese e sono riuscita a conoscere Trento molto bene", ha dichiarato la Gerini, interprete del film di Massimo Natale. - È stato bello lavorare a Trento; è una città tranquilla, ma non in senso negativo. È una città viva e con un centro storico straordinario, pulita… ed è una città Bio!". "Il passare dall'area metropolitana a delle zone molto più aperte, molto più montane, è stato affascinante - le fa eco il regista. - Alcuni scorci cittadini mi hanno colpito molto, erano la cornice perfetta per la nostra storia". Che nel mese di febbraio del 2015 ha approfittato dell'ospitalità locale per realizzare il suo secondo lungometraggio (dopo L'estate di Martino del 2010), girando tra lo stesso centro storico di Trento, l'ex questura e l'ufficio postale, spingendosi fino al polo universitario di Povo e alla contigua Pergine Valsugana (per alcuni interni). "Siamo venuti alla scoperta di un Trentino inaspettato – ha inoltre dichiarato il Natale, - dove siamo stati accolti con un calore e un'ospitalità fantastici". "Mi sono trovato veramente bene qui - ha aggiunto il direttore della fotografia Daniele Ciprì, di nuovo in Trentino dopo Vincere di Marco Bellocchio, - e ho potuto lavorare con un intero reparto di professionisti del luogo assolutamente competenti".

Ma nel gennaio 2015, e per quattro settimane, anche i set del film d'esordio della abbruzzese Carone hanno pacificamente l'Alto Adige, specificatamente l'Altopiano del Renon, vicino Bolzano. "Un percorso lungo, durato quattro anni" nel quale la regista ha potuto sviluppare la sua visione di "un paese che è Renon, ma anche che non esiste. Che per me è altoatesino, perché ho vissuto qui e conosco e ho scelto i posti che più rappresentano il territorio: certe case, la stazione… Si riconosce sicuramente, ma allo stesso tempo è fiabesco". "Sono stata fortunata", ammette, anche per aver potuto utilizzare molte delle bellezze locali, dalle strade costeggiate di splendide ville alle vette innevate, fino al piccolo lago alpino di Costalovara a 1.176 m di altitudine situato a circa 12 km da Bolzano. "Nel corso delle settimane di ripresa il Renon era diventato per tutti noi il paese immaginario di cui parlava la mia storia, con il lago ghiacciato, i boschi e le architetture sospese nel tempo - aggiungeva l'autrice. - Volevo una location che fosse costruita in studio, ma sarebbe costato troppo, l’ho trovata sull’altopiano di Renon, che con le sue architetture fiabesche sembra inventata", e la cui "ambientazione invernale, la neve, il freddo, il ghiaccio del lago, era fondamentale per amplificare lo stato di congelamento emotivo dei personaggi, al quale seguirà un progressivo disgelo e una possibile nuova fioritura”.

"Mi emozionavo molto quando dalla finestra del mio appartamento vedevo Christian De Sica in piedi prima di tutti gli altri, presto presto la mattina, dirigersi verso il reparto dei costumi col sorriso, pronto per una nuova giornata di lavoro", ha raccontato la Carone, tirando in causa l'attore romano, di casa da queste parti dopo quattro film girati in zona, tanto da non escludere l'idea di "comprarsi una casetta in altura". "Io sono romano ma vivo poco a Roma… - ha chiarito De Sica. - Quando vengo qui per me è una vacanza. Il primo film l'ho fatto a Merano con Alessandro Siani Il principe abusivo, poi abbiamo fatto Colpi di fulmine e Colpi di fortuna, due film natalizi che abbiamo girato a Bolzano e a Trento, e Fraulein che abbiamo girato sopra a Bolzano, nel Renon". "Mio padre - ha voluto ricordare - diceva: 'quando tu la macchina da presa la metti in qualcosa di bello già sei a metà dell'opera'…"; e questo dice tutto…


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