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Museo Antropologia Criminale Cesare Lombroso

Il museo più macabro di Torino

Quello di Antropologia Criminale di Cesare Lombroso è un museo piuttosto controverso

Cervello disegno
istockphotos
Studi sul cervello
L’antropologia criminale è stata una scienza (o una pseudoscienza) che oggi non viene ritenuta di alcuna validità, ma ci fu un tempo, tra l’Ottocento e il Novecento, in cui le sue teorie venivano ritenute avere fondamento. Secondo i suoi supposti, il comportamento criminale era insito in alcune caratteristiche ataviche delle persone, e il maggiore esponente, il fondatore di questa scuola di pensiero, fu Cesare Lombroso. Presso l’Università di Torino si può visitare il museo a lui intestato e da lui fondato, il Museo di Antropologia Criminale Cesare Lombroso, che mira a fornire ai visitatori gli strumenti per capire le teorie di questo personaggio controverso e comprendere quali furono i suoi errori. Insomma, un museo che da un lato fa luce su un pezzo forse cupo ma importante della storia del profling criminale, dall’altro sottolinea come le sue teorie si siano poi rivelate errate. 
 
Nonostante l’incorrettezza della visione di Lombroso, una visita al museo è interessante per tutti coloro che sono affascinati dalla storia della scienza, della medicina, della psichiatria. I reperti esposti sono piuttosto macabri, ragione per cui i bambini potrebbero necessitare di supporti didattici (visite guidate e laboratori didattici). Ma che cosa viene esposto? Cesare Lombroso collezionò per tutta la vita reperti anatomici, in particolare crani, risalenti all’epoca in cui faceva il medico – soprattutto in tempo di guerra – e prelevati da manicomi e penitenziari. Protagonisti dell’esposizione sono proprio questi (centinaia), assieme a corpi di reato, scritti e produzioni artigianali di criminali o presunti tali e internati nei manicomi, disegni, fotografie. C’è anche lo scheletro di Lombroso stesso, che si ‘consegnò’ alla scienza – anche il suo volto conservato in formalina fa parte della collezione, ma non è esposto.
 
Il museo nacque come una raccolta di oggetti, che un po’ alla volta ebbero bisogno di molto più spazio rispetto alle stanze private dello studioso. Egli riunì questi oggetti e reperti sotto forma di collezione: la raccolta trovò varie sedi a Torino negli anni, venne esposta in occasione di mostre ed eventi, fino a trovare l’attuale collocazione accanto al Museo di Anatomia dell’Università di Torino. Non mancano le controversie attorno al museo, perché Lombroso spesso si appropriò delle spoglie dei condannati senza il permesso dei famigliari, e i modi decisamente illegittimi (spogliando sepolcreti, per esempio). Alcune spoglie sono ritornate ai paesi d’origine dopo ingiunzioni di tribunali. Inoltre, la possibilità che il museo faccia in qualche modo apologia di razzismo è un tema che spesso è stato dibattuto dalle istituzioni.  
 
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