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Ragusa Ibla Circolo di Conversazione

Ibla: il Circolo di Conversazione e il neoclassico ragusano

Uno dei rari edifici neoclassici costruiti appositamente dall’aristocrazia per ‘conversare’

Ragusa Ibla<br>
thinkstock
Il Circolo di Conversazione di Ibla
Ragusa Ibla è una meravigliosa cittadina, propaggine della ‘nuova’ Ragusa, dove le manifestazioni architettoniche della Sicilia barocca raggiungono picchi di altissimo splendore: sono ben 14 i monumenti iscritti alla lista dei Patrimoni dell’Umanità UNESCO, e sono oltre 50 i palazzi e le chiese barocche. Ma mentre la maggior parte di queste opere risale al 1700, c’è un edificio dalla singolare funzione e dall’estetica neoclassica, risalente al 1850, che attira l’attenzione del visitatore di Ibla: è il Circolo di Conversazione, anche noto come Caffè dei Cavalieri.

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Affacciato sulla Piazza del Duomo, l’edificio, come dice il nome stesso, aveva lo scopo di accogliere gli aristocratici che volevano chiacchierare, discutere, conversare senza doversi mescolare alla gente nei comuni caffè o nelle piazze. Un circolo esclusivo, un edifico realizzato appositamente per lo scopo di isolare i nobili che volevano conversare: non si tratta dell’unico circolo siciliano del XIX secolo, ma è uno dei rari esempi di costruzione ad hoc. All’interno è ancora conservato il documento con i nomi dei soci fondatori e dei relativi contributi, fra cui il barone Francesco Arezzo di Donnafugata, il cavaliere Giuseppe Arezzi, il barone Carmelo Arezzo di Trefiletti.

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Dal punto di vista estetico si presenta come un edificio di tipo neoclassico ad un solo piano, sulla cui facciata spiccano tre porte incorniciate da sei paraste (elemento architettonico simile ad un pilastro ma semi-inglobato nella parete) su cui trionfano dei capitelli di ordine dorico. In corrispondenza di ogni porta capeggiano bassorilievi con figure di donne alate che sorreggono un lume e sue sfingi laterali, mentre il cornicione è ornato da triglifi. Al centro della facciata si trova l’insegna decorata dallo stemma cittadino, l’aquila ragusana, affiancata da due leoni con volti umani e una ghirlanda.

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Non è solo la facciata ad essere riccamente ornata: le sale interne presentano affreschi, specchi, cornici, tappezzeria pregiata, grandi lampadari. In particolare il salone delle feste, affrescato da Tino del Campo sul finire dell’Ottocento, vanta un’allegoria delle arti e delle scienze, e raffigura ad ogni angolo Dante, Michelangelo, Galileo e Bellini. Oltre a questa sala il Circolo della Conversazione si sviluppa in altri sei ambienti, tutti riccamente decorati ed arredati, nei quali i nobili si dedicavano al gioco e alla lettura, mentre un giardino interno ricco di palme e fiori completa l’idillio del luogo. L’atmosfera è ancora la stessa dell’epoca in cui venne costruito, grazie allo stile architettonico e gli arredi originali tutt’ora presenti, che odorano di epoca ‘gattopardiana’.

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Ad oggi il Circolo della Conversazione è ancora attivo ma è un club privato, che ospita convegni e incontri. Non è un luogo pubblico, ma spesso le visite sono permesse su richiesta.
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