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Teramo teatro romano anfiteatro Abruzzo

I monumenti meglio conservati della Teramo romana

La città abruzzese vanta un teatro e un anfiteatro di notevole valore storico.

Anfiteatro
Wikimedia Creative Commons / ZioNicco
Anfiteatro romano di Teramo
Interamnia, ‘posta tra i fiumi’, è questo il nome antico della moderna Teramo, area anticamente abitata dei Pretuzi entrata a far parte dei territori sottoposti a Roma intorno al 290 a.C. Solo i resti di una necropoli risalente all’età del ferro testimoniano l’epoca pre-romana di Teramo, mentre nonostante le sovrapposizioni in età medievale e poi moderna sono ancora evidenti, protagonisti della città, le testimonianze dell’impianto urbano romano. In particolare, Teramo vanta un teatro e un anfiteatro, le cui strutture sono state liberate da secoli di sovrapposizioni architettoniche solo agli inizi del 1900 (in verità l’anfiteatro fu individuato già sul finire del 1500 dall’allora Vescovo Giulio Ricci che ordinò di rimuovere i cumuli di terra dell’area, operazione che rivelò le mura e gli ingressi della struttura).

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Spesso confusi l’uno con l’altro, storicamente sovrapposti sino agli scavi che nel ‘900 hanno identificato e distinto le due testimonianze architettoniche, attualmente si tratta dei monumenti meglio conservati della Teramo romana. La cavea del teatro misura circa 78 metri di diametro, e poteva ospitare circa 3000 spettatori; ad oggi esiste solo il piano inferiore, caratterizzato dalle arcate di travertino, ma si suppone che in origine si trattasse di due piani. Il pulpitum (l’alzata del palcoscenico) è decorato con nicchie, cornici, capitelli che, assieme ai caratteri architettonici, datano il teatro agli inizi dell’età augustea, tra i 30 e il 20 a.C.

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Più piccolo l’anfiteatro di forma ellittica, che doveva avere un perimetro di 208 metri e il cui anello esterno è tornato alla luce solo nel 1979, liberato dalle costruzioni moderne che lo sovrastavano. Nel perimetro murario si individuano diversi accessi, uniche interruzioni del muro in laterizi realizzato ad anelli che via via si restringono verso l’alto. Incerta la datazione del monumento, che risalirebbe all’età imperiale (1 secolo d.C.). Gli ingressi portavano ad un grande atrio pavimentato a mosaico e a diverse aree riccamente decorate, che fanno supporre l’inglobamento della struttura in una dimora aristocratica. Si ipotizza che nei secoli l’anfiteatro sia stato utilizzato come fortezza, tesi supportata dalla presenza di cunicoli e passaggi sotterranei che lo collegano alla rete di quelli già presenti nel sottosuolo teramano. Nel medioevo invece, l’edificio è probabilmente stato utilizzato come cava di materiale edile per costruzioni antistanti, come per esempio il Duomo cittadino nel quale è possibile vedere alcune pietre asportate da lì.
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