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Gangi, nel cuore delle Madonie il Gioiello d'Italia

Ecco il borgo rimasto sospeso nel tempo dove si rincorrono arte, storia e leggenda

Scorcio di Gangi
©iStockphoto
Gangi, scorcio con arco
Nella parte settentrionale della Sicilia, interamente compresa nella città di Palermo, si sviluppa la breve dorsale montuosa conosciuta con il nome di Madonie, costituita da un altopiano carsico dove si ergono le vette più alte della regione dopo l’Etna. Oltre ad avere una rilevante importanza per l’approvvigionamento idrico, la catena montuosa ospita alcuni borghi che vale la pena visitare, custodi di antiche tradizioni e piccoli tesori d’arte. Tra questi Gangi è stato proclamato Borgo dei Borghi nonché nominato Gioiello d’Italia, unico comune in Sicilia. Facile capire il perché: si presenta con il centro storico costruito sulla cima del Monte Barone, con l’Etna di fronte; è circondato da mura; offre una meravigliosa veduta panoramica a 360° che spazia tra le verdi vallate circostanti, le colline e i tetti dei centri abitati dei dintorni; è capace di far rigenerare qualsiasi persona visto il silenzio che lo avvolge.



A tutto questo si aggiungono altre due peculiarità non meno d’impatto, ovvero l’aria fresca e decisamente pulita, vero tripudio per i polmoni e l’olfatto, e l’ottima gastronomia, grazie alla quale si possono assaporare prodotti tipici di qualità. Gangi è tutt’uno con la natura circostante, nonostante l’impronta dell’uomo si evidenzi tra il dedalo di strade e l’altalena di viuzze acciottolate che si incontrano a formare una sorta di scacchiera di pietra, quasi fosse un presepe.



Quattro passi nel borgo: il Castello
Si inizia a respirare un’atmosfera magica già salendo verso il Castello, edificato nel Quattrocento sullo strapiombo settentrionale del Monte Marone ad oltre 1000 metri di quota, circondato da antiche strade strette di ciottoli, botteghe e mura. Ancora oggi dalle sue finestre si può ammirare una veduta panoramica mozzafiato sul parco delle Madonie. Nel corso del Seicento subì diverse trasformazioni che lo resero più un palazzo che un castello: vi dimorarono infatti i Principi di Gangi. In seguito venne però abbandonato ed utilizzato anche come carcere e scuola, finché divenne proprietà della famiglia Milletarì che tutt’ora lo abita. L’ala che ne rimane presenta fondamentalmente invariato il suo impianto originale, mentre la facciata volta a sud-ovest sulla piazza Valguarnera, che si eleva con due piani, è stata cambiata quasi del tutto. Tra le due torri di epoche differenti il fronte principale è scandito da due ordini di aperture, con robusto portale bugnato a piano terra, a sua volta sormontato dall’unico balcone del prospetto.



Tra palazzi, chiese e piazze
Una delle perle più preziose del borgo è Palazzo Bongiorno, risalente alla metà del Settecento, eretto per volontà dell’omonima famiglia. Presenta le stanze dell’ultimo piano, la segreteria, la libreria, la cappella, la sala ricevimenti, le camere da letto e i bagni affrescati dai pittori Gaspare Fumagalli e dal suocero, Pietro Martorana, arricchite anche da imponenti lampadari in vetro. Dal 1967 è sede del Comune. Poco distante si incontra la piccola Piazza del Popolo dove fa bella mostra la Fontana del Leone, dal grande valore storico e simbolico: venne donata ai cittadini nel 1931 dal podestà e il leone rappresenta la lotta alla mafia rurale. Qui sorge anche la Chiesa Madre intitolata a San Nicolò, (nella foto sotto la cupola), al cui interno si può ammirare il Giudizio Universale dello Zoppo di Gangi, come si era soliti chiamare Giuseppe Salerno, oltre che statue di legno, il bell’altare maggiore e la cripta che contiene le mummie di alcuni sacerdoti. Particolare curioso è il fatto che la chiesa sia collegata alla Torre dei Ventimiglia, quella che, prima di diventarne il campanile, era una torre di avvistamento. Palazzo Sgadari, del IX secolo, ospita invece la Pinacoteca Giambecchina, il  Museo Civico, il Museo delle armi e quello etno- antropologico dove ci si immerge totalmente nella cultura della zona. Altri edifici religiosi sono la Chiesa di San Cataldo, a tre navate, intitolata al patrono del paese, che si caratterizza per la facciata con il campanile a figlia conica maiolicata e pitture, anche qui, de Lo Zoppo di Gangi. La Chiesa della Badia, costruita nel 1300 come Oratorio di S. Pietro ed abbellita nel corso dei secoli successivi, è una delle chiese più antiche di Gangi. Se appare con il suo ingresso semplice, al suo interno tutte le pareti e la volta sono affrescate ed anche il pavimento  è un gioiello, ricoperto da piastrelle maiolicate. 



La leggenda del santuario
A rendere Gangi un luogo di estrema spiritualità è anche la Chiesa dello Spirito Santo, un suggestivo santuario che si trova fuori dal centro storico, sulla strada che porta alla statale. Gli innumerevoli affreschi, i colonnati, gli altari ed i lampadari di cui è ricco catturano immediatamente l’attenzione del visitatore, evidenziando una volta ancora come la fede religiosa sia celebrata anche attraverso la bellezza dell’arte. Una leggenda è legata al santuario: si dice che prima della sua costruzione esistesse un’edicola votiva dedicata allo Spirito Santo, all’interno della quale c’era un masso che custodiva l’immagine divina del Padre eterno con una colomba sul petto. Questo dipinto, però, per sfuggire alle persecuzioni, venne sotterrato e dimenticato durante la lotta iconoclastica del Settecento. Un giorno, mentre scavava un pozzo, un contadino sordomuto trovò il masso e, con grande sorpresa, notò che dal sopracciglio del Padre Eterno dipinto gocciolava sangue. Proprio per questo prodigio, nel luogo del ritrovamento del masso, venne edificato il santuario. 
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