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Eremo di San Marco, il monastero nella roccia

Alle porte di Ascoli Piceno, un romitorio letteralmente aggrappato alla rupe del colle omonimo

Monastero Ascoli Piceno<br>
Wikimedia Creative Commons
Eremo di San Marco, la Facciata
Letteralmente abbarbicato ad una prete rocciosa, in una posizione di grandissima suggestione e, sotto certe prospettive, anche un po’ da brividi, sorge a pochi chilometri a sud di Ascoli Piceno l’Eremo di San Marco, un ex monastero cistercense raggiungibile con una piacevolissima passeggiata sul Colle San Marco. Le prime notizie di un eremo collocato in quella posizione - idilliaca per i monaci cistercensi che anelavano e alla solitudine – risalgono al XIII secolo, ma l’area, con le sue grotte, cavità naturali e vegetazione fitta, era luogo di pellegrinaggio per eremiti ed asceti già dal VI secolo. La collocazione a ridosso della roccia del colle lo rende un edificio incredibilmente suggestivo, con un panorama mozzafiato su Ascoli e la vallata sottostante. Dalla città si può scorgere l’eremo, anche se la colorazione della roccia calcarea su cui poggia e il travertino di cui il cenobio è realizzato lo mimetizzano facilmente, mentre le luminarie lo rendono particolarmente visibile e suggestivo di notte.

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Per accedere al romitorio si percorre un piacevole e facile sentiero tra i boschi, per poi giungere in prossimità di una scalinata che fa da ponte sopra una gola profonda, ingresso scenografico che porta all’eremo. L’edificio ‘chiude’ un anfratto che sulla rupe, e in diversi punti i blocchi di travertino utilizzati si poggiano direttamente sulla roccia, mentre la facciata principale è caratterizzata da un doppio ordine di bifore su entrambi i due piani del monastero. Il campanile fu aggiunto in epoca successiva dalla famiglia Sgariglia di Ascoli Piceno, che sul finire del 1300 divenne la legittima proprietaria dell’edificio - dopo esserne stata benefattrice - e lo trasformò in chiesa. Altra nobile famiglia ascolana legata all’Eremo di San Marco è quella dei Tibaldeschi, i cui stemmi sono ancora conservati in un monumento tombale ad arcosolio posto al secondo piano. Entrambe le casate usarono l’eremo come rifugio e nascondiglio all’epoca delle guerre tra guelfi (a cui appartenevano) e ghibellini.

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Tuttavia alla fine del 1400 venne costruita una chiesa (San Bartolomeo) non lontana dalla frazione di Piagge, la stessa a cui fa riferimento l’eremo, e un poco alla volta cominciarono il declino e l’abbandono, culminati nei saccheggi del XIX secolo che spogliarono l’edificio dei propri beni e arredi, mentre veri e propri atti vandalici deturparono gli affreschi e profanarono le tombe. Il restauro avvenne agli inizi del ‘900 grazie all’allora sindaco di Ascoli Piceno, e ad oggi l'Eremo di San Marco costituisce una piacevolissima passeggiata fuori porta, amata dai locali e da chi vuole scoprire una meraviglia poco nota delle Marche.

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