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Crespi d'Adda villaggio operaio

Crespi d'Adda, il villaggio operaio patrimonio UNESCO

Il villaggio operaio dell'antico opificio è uno dei più importanti esempi di archeologia industriale italiana

villaggio operaio Crespi d'Adda
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Crespi d'Adda
Il fenomeno urbanistico e architettonico chiamato ‘villaggio operaio’ ha plasmato l’estetica delle città industriali tra il XIX e il XX secolo, non sempre migliorandola. Ma alcuni di questi villaggi sono talmente emblematici da essere diventati patrimonio storico, architettonico, culturale dei territori in cui si trovano. È il caso del villaggio operaio di Crespi d’Adda, in provincia di Bergamo, che l’UNESCO ha incluso tra i Patrimoni dell’Umanità. Il suo eccezionale stato di conservazione, unito all’importanza storica che aveva avuto per il territorio e alla particolare architettura, lo rendono oggi uno dei più interessanti siti di archeologia industriale italiana. 
 
Il villaggio operaio di Crespi d’Adda cominciò a sorgere nella seconda metà del 1800 per ospitare le maestranze del settore tessile che la famiglia Crespi aveva reso fiore all’occhiello della produzione locale. Il progetto, voluto prima da Cristoforo e poi dal figlio Silvio Crespi, prevedeva la realizzazione di un insediamento abitativo per gli operai e le loro famiglie, adiacente agli stabilimenti produttivi. Il progetto venne affidato a Ernesto Pirovano, architetto, e Pietro Brunati, ingegnere. L’obbiettivo era quello di creare una ‘città ideale’ per gli operai dell’opificio, una sorta di feudo caratterizzato dalla benevolenza di un padrone ‘illuminato’. La cittadina garantiva infatti una casa con orto e giardino, oltre a tutti i sevizi necessari. Il padrone ‘regnava’ sul villaggio come un’autorità benevolente, che, sotto certi punti di vista, si sostituiva allo stato. Questa dimensione utopica e materialista allo stesso tempo ebbe successo fino agli anni ’70, quando il settore industriale tessile locale entrò in crisi e il villaggio cominciò a svuotarsi.  
 
La vita della comunità ruotava attorno alla fabbrica, della quale è ancora possibile ammirare i capannoni disposti su un unico piano, caratterizzati dalla tipica copertura a shed decorata in cotto. La fabbrica, alla quale si accedeva tramite il maestoso ingresso caratterizzato dai ‘cancelli rossi’ in ferro battuto, aveva 4 corpi principali, ognuno adibito ad una fase della lavorazione del prodotto tessile. La casa padronale era invece una vera e propria villa, le cui sembianze ricordavano un castello (era infatti il suo soprannome), ma vi erano anche altre villette nelle quale abitavano dirigenti, capireparto, direttori. Le case degli operai, il fulcro del villaggio, erano disposte in maniera ordinata lungo i viali, con i loro orti e giardini: esteticamente molto sobrie, ma costruite secondo criteri che all’epoca erano avanguardistici. A completare la vita del villaggio, una scuola, un ospedale, una chiesa, un cimitero, un lavatoio, un dopolavoro per i momenti ricreativi. 
 
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