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Palazzo della Civiltà Italiana Roma Eur Colosseo quadrato

‘Colosseo quadrato’: il più scenografico dell'EUR

Il Palazzo della Civiltà Italiana di Roma è un edificio monumentale forse poco amato, certamente scenografico. Attualmente in "affitto" al gruppo Fendi che lo manterrà sino al 2028

EUR
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E’ un palazzo di fascista memoria, e come tale più disprezzato che amato, ma in ogni caso il Palazzo della Civiltà Italiana è uno degli edifici più riconoscibili della Roma moderna e icona di un quartiere peculiare come l’Eur. Una difficile identità culturale che spesso lo ha lasciato inutilizzato, fino a che, riconosciuto ‘edificio di interesse culturale’ dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, diviene vincolato ad attività espositive e museali. Oggi è concesso in affitto a Fendi, griffe di moda che fa capo al gruppo francese LVMH, che qui vi ha stabilito il suo museo della moda e quartier generale.

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Ma torniamo al cosiddetto Colosseo quadrato che, pur essendo relativamente giovane rispetto alla storia di Roma, è diventato un monumento-simbolo di un’importante zona della capitale. Il richiamo all’Anfiteatro Flavio è evidente nella costruzione architettonica fatta di archi, mentre nella scelta del travertino come materiale per il rivestimento si evocano i fasti dell’antica Roma, ma strutturati in un preciso parallelepipedo di base quadrata. Era il 1937 quando venne bandito un concorso nazionale per realizzare i vari edifici del quartiere E42 che stava sorgendo per ospitare l’Esposizione Universale del 1942 (progetto mai ultimato a causa dello scoppio della guerra). Il Palazzo dei Congressi e quello della Civiltà Italiana furono i progetti ai quali si dedicò maggiore attenzione.

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Fu il progetto di Giovanni Guerrini, Ernesto Bruno La Padula e Mario Romano ad essere scelto, sotto la supervisione di Marcello Piacentini, e il cantiere si aprì nel 1938, ma fu inaugurato ancora incompleto nel 1940. 54 archi – 9 file orizzontali e 6 verticali – per 60 metri di altezza con una base di 53 metri: sono queste le misure del Colosseo quadrato, sulla cui sommità capeggia la dicitura “Un popolo di poeti di artisti di eroi / di santi di pensatori di scienziati / di navigatori di trasmigratori”. 28 statue alloggiano negli archi del piano terra, allegorie delle virtù e delle capacità che contraddistinguono il popolo italiano – o almeno l’interpretazione mussoliniana di esso: l’eroismo, la musica, l’artigianato, il genio politico, l’ordine sociale, il lavoro, l’agricoltura, la filosofia, il commercio, l’industria, l’archeologia, l’astronomia, la storia, il genio inventivo, l’architettura, il diritto, il primato della navigazione, la scultura, la matematica, il genio del teatro, la chimica, la stampa, la medicina, la geografia, la fisica, il genio poetico, la pittura e il genio militare.

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Palazzo della Civiltà Italiana, anche detto della Civiltà del Lavoro, fu ultimato solo nel 1951, alla fine del conflitto mondiale, così come il resto del quartiere, che divenne Eur e fu indicato come nuovo polo burocratico e amministrativo della capitale. Utilizzato sporadicamente fino al restauro del 2006 e l’affitto al gruppo Fendi nel 2013, che lo manterrà sino al 2028, anche se già corrono voci di un possibile acquisto. La sua forma particolare, quasi metafisica, lo ha reso scenografia amata da molti registi italiani: il palazzo ha fatto da sfondo a pellicole come Roma città aperta di Rossellini, 8½ di Fellini, L’eclisse di Antonioni, solo per citarne alcuni.
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