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Bologna, cosa rende speciale la Basilica di San Domenico

L'Arca di San Domenico è un vero e proprio documento sulla vita del Santo: ecco dove si trova

Interno della Chiesa di San Domenico
©iStockphoto
Arca di San Domenico
Di particolare pregio storico, architettonico ed artistico, la Chiesa di San Domenico è uno dei più interessanti edifici di culto di Bologna. Sede principale dei frati predicatori, conserva i resti del santo fondatore dell’ordine, che fece costruire nel luogo dove ora sorge la basilica un convento nel quale vi si stabilì insieme ai frati, morì e trovò sepoltura dietro l’altare di San Nicolò. Dopo la morte del Santo, avvenuta nel 1221, gli stessi frati del suo ordine diedero vita ad una chiesa più grande per poterne conservare le spoglie. Terminati i lavori con la costruzione di una sobria fronte romanica, la basilica divenne da modello per le altre strutture domenicane nel mondo: venne consacrata da Papa Innocenzo IV 17 ottobre 1251e per l’occasione viene esibito il celebre crocifisso di Giunta Pisano, del 1250 circa, ancora conservato in basilica.

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La facciata è interamente costruita in laterizi come voleva lo stile povero degli ordini mendicanti, e al centro si apre un grande rosone. Il portale in stile neo romanico di Raffaele Faccioli, del 1910, ha sostituito un portico del Settecento. L’interno è a tre navate, con transetto e coro, e lungo quelle laterali si aprono diverse cappelle riccamente decorate. La splendida arca marmorea della Cappella di San Domenico, dove sono custodite le spoglie del Santo, è una delle più alte creazioni dell’arte plastica italiana, impreziosita dalle sculture di Nicola Pisano che ha curato l’urna, dal tocco di Alfonso Lombardi nella predella e di Boudard nel paliotto. L’arca di San Domenico risulta essere una delle più importanti opere d’arte della città e vanta un notevole valore documentario oltre che artistico poiché vi sono raffigurazioni di episodi narrati a Nicola Pisano dai frati dell’ordine che avevano conosciuto San Domenico quando era ancora in vita: ecco, dunque, che l’arca è un vero e proprio documento sulla vita del Santo.

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La chiesa subì ulteriori ampliamenti e rimaneggiamenti tra il XIV e il XVIII secolo, munendosi di cappelle, di un campanile, e accumulando nel tempo una vasta collezione di opere d'arte dei maggiori artisti. Tra queste spicca San Procolo, la scultura marmorea di Michelangelo Buonarroti, eseguita tra il 1494 e il 1495. L’ufficiale romano martirizzato a Bologna durante la Persecuzione dei cristiani sotto Diocleziano è raffigurato con la corta tunica dei soldati, i calzari alti ed un mantello sulla spalla. Nella mano destra era collocata, con tutta probabilità, una lancia in metallo, oggi non più esistente. L’opera michelangiolesca offre l’ispirazione per quelli che saranno i capolavori del David e del Mosè, con il volto di Procolo dall’espressione fiera ed accigliata e un senso di tensione che pervade l’intera figura come se trattenesse tutta la sua energia. 
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