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Auditorium Parco della musica Roma Renzo Piano

Auditorium, l’architettura al servizio della cultura

Identikit del grande Parco della Musica firmato Renzo Piano che ospiterà il Festival del Film di Roma

Auditorium Roma<br>
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Auditorium Parco della Musica
Assieme a film, registi, attori, l’Auditorium Parco della Musica sarà come ogni anno uno dei protagonisti del Festival Internazionale del Film di Roma. Nonostante le critiche che eternamente lo bersagliano, il complesso polifunzionale progettato da Renzo Piano continua ogni anno ad accogliere migliaia di visitatori, due milioni l’anno secondo le stime dell’auditorium stesso, poco meno secondo altri dati, ma pur sempre abbastanza da piazzarsi tra i primi posti per affluenza tra le strutture che ospitano eventi culturali in Europa.

Fiore all’occhiello dell’amministrazione capitolina, chi vive a Roma sa che la città è punteggiata di cartelli che indicano la direzione da prendere per recarsi all’Auditorium, dagli angoli più disparati. Indicazioni su cui gli abitanti fanno spesso dell’ironia, data la loro inutilità logistica (sono lontanissime e soprattutto scollegate l'une dalle altre), ma efficacissime dal punto di vista del marketing, perché ricordano l’esistenza della struttura anche quando ci si trova a chilometri da essa. Il Parco della Musica si trova infatti dislocato rispetto al centro cittadino, dato che per le sue dimensioni sarebbe stato impossibile trovare una location adatta. E’ quindi un tratto ampio e pianeggiante nella zona del quartiere Flaminio l’area designata, in Via Pietro de Coubertin, accanto al Villaggio Olimpico, anche se il progetto originale ha subito alcune modifiche a causa del ritrovamento di reperti archeologici in loco. Niente di strano per la città eterna: ovunque si scavi fuoriescono reliquie preziose dal punto di vista storico e culturale, e l’auditorium le ha ‘accolte’ all’interno della sua struttura, con uno spazio ricavato appositamente per mettere in mostra i resti di una villa romana rinvenuti durante i lavori.



E’ nel 2002 che il progetto di Renzo Piano vede ufficialmente la luce: si tratta di tre grandi sale, tre ‘casse armoniche’ di forma oblunga (visti dall’altro, hanno la forma di tre scarabei), la Sala Santa Cecilia, Sala Sinopoli e Sala Petrassi. In esse si svolgono durante l’anno centinaia di manifestazioni, dai concerti di musica classica, fiore all’occhiello del complesso, a quelli di musica contemporanea e elettronica, così come rock, pop, jazz, spettacoli di danza, teatro, proiezioni, manifestazioni e fiere. Le tre grandi sale si dispongono attorno alla cavea (o piuttosto sembrano fluttuare su essa), una sorta di anfiteatro all’aperto utilizzato per gli eventi primaverili ed estivi. Non mancano servizi come la caffetteria, il foyer, il ristorante, una libreria, e niente meno che l’archivio dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia, enorme patrimonio artistico e musicale racchiuso nella bibliomediateca.

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La Cavea

Il Parco della Musica è stato una grande scommessa per l’architettura italiana, che da tempo non si manifestava nel proprio paese natale con tanto ardire. L’auditorium, con la sua forma particolare, il suo rivestimento in piombo, i mattoni a vista della struttura, i richiami alla tradizione a tratti azzardati, può piacere o non piacere, ma è indiscutibilmente una delle opere architettoniche più notevoli degli ultimi due decenni in Italia. Le critiche sono plausibili, sia estetiche, che funzionali (ci sono stati problemi dal punto di vista dell’acustica, inaccettabili per un ‘parco della musica’, mancano i parcheggi o comunque quelli esistenti sono così cari da scoraggiare i visitatori, non vi sono stazioni della metro abbastanza vicine da renderlo fruibile), ma comunque si tratta di una scommessa vinta dal punto di vista dell’innovazione artistica, architettonica e dell'offerta culturale della città di Roma che non si basa solo 'sull'eternità'.

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