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Amalfi, una storia fatta di carta

Forse non tutti sanno che la città campana è rinomata anche per la famosa Charta Bambagina, un particolare e pregiato tipo di carta prodotto fin dal Medioevo.

Lavorazione della carta
Courtesy of©hxdyl/iStock
Lavorazione della carta
La Costiera Amalfitana è un nome caro agli animi sognatori che amano perdersi tra i 36 km di meraviglie là dove, a fare capolino, quattordici preziose località ricche di storia, profumi, fascino e cultura. Che dire di Amalfi il cui nome è associato inevitabilmente alle Repubbliche Marinare, a quei paesaggi ricchi di colori, a una cucina dai sapori genuini e un artigianato d'eccezione, un'arte che l’ha vista eccellere, a partire dal Medioevo, nella lavorazione della carta, la famosa Charta Bambagina.

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A TRADIZIONE Quella della carta è una storia antica le cui origini sono da rintracciare in Cina, dove fece la sua comparsa intorno al II sec. a.C. per poi raggiungere la Persia, la costa siro-palestinese nonché i paesi arabi della Spagna e dell'Africa settentrionale. Per quel che concerne l’area del Mediterraneo, le prime notizie provengono dalle Repubbliche Marinare in quanto, dati gli intensi rapporti commerciali intrapresi con l'Oriente, furono gli Amalfitani che, a partire dal X secolo, iniziarono ad apprendere le tecniche di fabbricazione della carta facendo tesoro del grande sapere del mondo arabo. Il territorio amalfitano iniziò così a introdurre le cartiere trasformando i mulini ad acqua della Valle dei Mulini divenendo nel giro di poco tempo tra i più importanti produttori europei di carta. Fu così che, al posto della pergamena, i documenti iniziarono ad essere scritti su questo nuovo supporto, decisamente più a buon mercato, conquistando l'attenzione di notai, scrittori, papi e storici che ne fecero abbondante uso per atti importanti. Nel terzo decennio dell'Ottocento ad Amalfi erano attive trentotto cartiere, tra le più importanti si ricordano quelle delle famiglie dei Lucibello, i Taiano, i Bonito, i Cimino, i Torre e la famiglia Amatruda. Fu poi nella seconda metà del secolo che le cartiere di Amalfi subirono una crisi irreversibile dettata ora dalla difficoltà di approvvigionamento di materia prima ora dalla carenza di investimenti e dalla mancanza di celeri vie di comunicazioni: la lontananza dai reticoli viari e ferroviari portò così i proprietari degli opifici a cercare fortuna altrove e, a peggiorare la situazione, contribuì l’alluvione del novembre 1954 che distrusse la maggior parte delle cartiere.

LE CARATTERISTICHE La carta di Amalfi, detta anche Charta Bambagina o "bambagina", veniva lavorata passando per un processo articolato a cui prendevano parte differenti figure professionali: tutto parte dalla materia prima, costituita da panni di cotone, lino o canapa, che venivano raccolti in vasche di pietra dette "pile". Gli stracci di stoffa erano successivamente triturati e ridotti in poltiglia per mezzo di magli chiodati mossi da mulini a propulsione idraulica e raccolti in un tino in muratura insieme a della colla derivata da pelli di animali che si produceva nella caldaia. Era poi il momento di calare la forma nel tino composta dal cassio e dalla filigrana nel mezzo composta a sua volta di una fitta rete di fili di bronzo o di ottone. La poltiglia a questo punto veniva staccata dalla forma per essere trasferita su panni di feltro a cui si alternavano fogli di carta umidi. La catasta veniva pressata da un torchio di legno al fine di eliminare l’acqua in eccesso mentre, i fogli di carta, venivano staccati uno per uno dai feltri e portati nello “spandituro” per lasciarli asciugare all’aria per poi raggiungere la stanza detta “allisciaturo”, dove venivano selezionati e sottoposti a un’accurata stiratura. Tutto è rimasto invariato, grazie all’introduzione delle macchine si è solo alleggerito il lavoro dell'artigiano velocizzando alcuni passaggi.

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IL TERRITORIO Nella valle dei Mulini, in un’antica cartiera di origine medievale appartenuta a una delle famiglie amalfitane più attive nella produzione e fabbricazione della carta di Amalfi, oggi si trova il Museo della Carta, inaugurato nel 1969 per volere di Nicola Milano, proprietario della cartiera, una fondazione attiva da più di 50 anni dove ammirare macchinari e attrezzature antichi nonchè fotografie, stampe documentaristiche e una biblioteca a tema contenente libri sulle tecniche di produzione, una preziosa testimonianza in grado di sottolineare l'importanza assunta da questo manufatto nella storia della repubblica marinara. Inoltre, per chi ama mettersi in gioco, è possibile prendere parte a tour guidati e laboratori per provare a produrre un foglio di carta a mano e scoprire il funzionamento degli antichi mulini ad acqua.

INDIRIZZI Oggigiorno la cartiera Amatruda Amalfi è l'ultima rimasta attiva, un luogo che permette di tornare indietro nel tempo e riscoprire un pezzo della storia dell’artigianato italiano. Il suo nome è rinomato a livello nazionale e internazionale grazie ai prodotti di prima qualità che mette in commercio, un vero e proprio must nel settore della scrittura e del disegno. Tuttavia è possibile scovare in città dei negozi appartenenti a figli di vecchi rilegatori che, avvalendosi della carta firmata Amatruda, completamente a mano, danno vita a deliziose opere, composizioni regalo per matrimonio oltre a rilegare agende e quaderni: è il caso di realtà quali "L'Arco Antico" e ancora la "Scuderia del Duca".

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