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San Francisco. Radical City

San Francisco. Radical City

"C'è un posto dove devo andare: il suo nome è San Francisco". Così Eric Burdon, grande personaggio della musica rock-blues, amava introdurre la canzone "San Francisco Nights".

San Francisco
courtesy of ©JORDAN MENDELSON
Sarà l’aria e la posizione sulla baia, sarà il clima mai troppo caldo, mai troppo freddo. San Francisco rimane una città unica. Qui però tralasceremo gli itinerari classici delle visite turistiche per tuffarci nei quartieri più insoliti, nella vivace scena musicale e artistica della città, e anche nei suoi luoghi più ambigui e piccanti. North Beach, non molto distante dal centro, è un quartiere residenziale che ospita uno dei luoghi storici della controcultura americana: la libreria City Lights di Lawrence Ferlinghetti (261 Columbus Avenue). Qui si incontravano gli scrittori che hanno dato vita alla Beat Generation; qui sono stati pubblicati molti classici del movimento letterario, tra cui il famosissimo ”Howl” di Ginsberg, immediatamente sequestrato dalla polizia per oscenità. Oggi la libreria continua le attività sulla scia del suo glorioso passato. Si possono trovare la maggior parte delle pubblicazioni politiche e i libri più controversi. I suoi spazi sono sempre affollati, e qualche volta può capitare di vedere Ferlinghetti in persona, seduto nel suo studio al primo piano dell’edificio. Proprio di fronte la libreria si trova il caffè Vesuvio, un altro dei pochi storici luoghi di ritrovo dei beatnik ancora attivo. Con un po’ di fantasia è possibile immaginare Kerouac, Ginsberg e Ferlinghetti seduti intorno ad un tavolino del caffè a discutere di poesia e politica. Anche il regista Francis Ford Coppola ha subito il fascino del posto, e vi ha ambientato alcune scene del ”Padrino”. Qualche isolato ad ovest di North Beach inizia Chinatown. San Francisco ospita una delle comunità asiatiche più grandi degli Stati Uniti. Nelle strade del quartiere si celebra il più importante capodanno cinese d’America. Le sue strade straripano di gente e bancarelle che vendono di tutto. I festeggiamenti si svolgono tra gennaio e febbraio, a seconda della luna; durano più di una settimana e si concludono con una imponente sfilata e con spettacolari fuochi artificiali. La zona è piena di ristoranti tradizionali e di botteghe che vendono ogni sorta di cibo, immaginabile e inimmaginabile. L’igiene non è impeccabile, ma vale la pena di sopportare i forti odori ed entrare in un negozio: è un’esperienza unica. Il World Ginseng Center (801 Kearny Street) è un paradiso per gli appassionati di questa pianta. La si trova in tutte le forme immaginabili: pezzi di radice ammucchiati in sacchi polverosi, estratti liofilizzati, bustine di tè, caramelle, capsule e gomme. In un angolo si può anche degustare un fumante e corroborante tè al ginseng appena fatto. Le scritte e i prezzi sono rigorosamente in cinese, quindi bisogna sperare di trovare qualche commesso che sappia un po’ d’inglese. Da segnalare il ristorante Empress of China (838, Grant Avenue), non tanto per la cucina, talmente costosa da essere al di fuori della portata dei più, quanto per la galleria di foto che adorna l’ingresso. L’intero star system e buona parte della classe politica statunitense sono passati di lì. La foto di George Bush è addirittura sulla porta, accompagnata dal menù prescelto: un banale pollo croccante con nuvole di gambero. Chi volesse andare ancora più ad oriente può spostarsi a Japan Town. In pochi isolati c’è la più alta concentrazione cittadina di sushi bar e negozi di prodotti tipici giapponesi. Una torre a pagoda ci avverte che siamo arrivati allo Japan Center (Post Street, tra Laguna Street e Webster Street). Oltre a tanti ristoranti, al suo interno si può trovare una fornitissima libreria anglo-giapponese. Quotidiani, manga, bellissime riviste di grafica e una quantità enorme di libri riempiono gli scaffali. Sempre all’interno del centro ci sono negozi di souvenir e antichità dove acquistare, portafoglio permettendo, statue in legno artigianali, stupendi kimono, tazze e teiere, mobili antichi e molto altro. Non bisogna pensare che in una città come San Francisco non ci sia spazio per il misticismo. C’è una chiesa devota al jazzista John Coltrane. I trenta credenti più fedeli hanno l’obbligo di ascoltare almeno tre volte al giorno il pezzo ”A Love Supreme”. Chi volesse saperne di più, può cliccare sul sito www.saintjohncoltrane.org. Un’altra chiesa molto particolare è quella devota a Satana, fondata dal celebre occultista Anton La Vey: prevede matrimoni satanici, battesimi satanici e ovviamente anche funerali satanici. San Francisco è ben fornita di sette religiose poco ortodosse. Tra le più tristemente note c’è quella del reverendo Jim Jones, che è riuscito a trascinare 914 persone a Jonestown, in Guyana, per commettere uno dei più grandi suicidi di massa della storia. Forse la peculiarità di San Francisco è proprio quella di contenere al suo interno tutto questo e molto di più. Creatività e violenza, tolleranza e contaminazione. Le culture più diverse, le credenze più disparate, i modi di vita meno comuni convivono nella città più bizzarra degli Stati Uniti.
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