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Viaggi estremi giro del mondo a piedi

Quando il viaggio si fa duro

Storie di ... ordinaria follia in giro per il mondo. Viaggiatori estremi e luoghi abitati da un solo abitante.

Cartina geografica
Courtesy of©wisiel/Shutterstock
Chi non ha nel proprio cassetto dei sogni quello di emulare Phileas Fogg ed il suo fedele Passepartou, personaggi partoriti dalla mente di Jules Verne e fare il giro del mondo in 80 giorni? Tra il dire e il fare c’è chi non ha perso tempo: proprio così, la famiglia Fernandes, coniugi e due figli, ha deciso di abbandonare la loro Malaga, in Spagna, salutare il loro posto di lavoro, vendere la casa e tutti i loro averi per comprare un camper e viaggiare alla scoperta delle meraviglie della terra.

Decisione discussa e discutibile ma ci sono emozioni, desideri che non si possono sedare e, un colpo di testa, nonostante i rischi, è in grado di riempire il cuore di gioia e di positività. Se c’è chi ha deciso di fare di un quattro ruote il proprio fedele compagno d’avventure, c’è chi ha intrapreso lo stesso obiettivo, fare il giro del mondo .. ma a piedi. Si tratta del canadese Jean Béliveau, il nuovo Forrest Gump che, partito da Montreal il 18 agosto del 2000, ha girato e vagato per 64 paesi macinando 75 mila km, un viaggio durato 11 anni e costato 54 paia di scarpe.

L’idea è nata da un forte desiderio di far fronte a un periodo difficile della sua vita, un fallimento professionale e una sorta di depressione che, uniti alla crisi di mezza età, l’hanno spinto a riscoprire la propria energia vitale lanciandosi in un progetto ambizioso alla scoperta del mondo e, il tutto, reso unico grazie al supporto di sua moglie, che l’ha sempre incoraggiato e supportato raggiungendolo, ovunque si trovasse, per passare il Natale insieme.

Quando si parla di vacanze spesso si pensa a quelle mete iper gettonate, le grandi metropoli in vetrina su depliant turistici e le spiagge più chiacchierate: ma chi l’ha detto che tutti hanno le stesse esigenze? C’è chi al caos e alla massa preferisce il silenzio, la pacatezza di un luogo tranquillo.

Sicuramente chi cerca un rifugio lo potrà trovare in Nebraska, negli Stati Uniti, a Monowi, un piccolo villaggio dove non troverete mai file, traffico e stress: qui c’è una sola ed unica abitante Elsie Eiler che, da sempre abita nella cittadina e non ha voluto mai abbandonare la sua terra, nonostante la crisi che la città si è trovata a fronteggiare nel momento in cui sono stati interrotti i collegamenti ferroviari e sia rimasta vedova dal 2004. Come passa i suoi giorni? Godendosi quegli spazi tutti per lei, gestendo una biblioteca di 5000 volumi e una taverna, pronta ad accogliere i clienti che vivono a chilometri di distanza.

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