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K2 - salita percorso

Destinazione K2

Tentare la salita sulla seconda vetta più alta del mondo dopo l'Everest è di certo un viaggio off-limits. La sfida per moltissimi alpinisti è sempre aperta.

K2 montagna
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Tentare la salita alla vetta del K2 vuol dire essere pronti a una sfida a due tra uomo e natura dove l’esperienza e la preparazione a volte non bastano. La seconda montagna più alta del mondo si trova al confine tra la Cina e il Kashmir nella parte controllata dal Pakistan e svetta maestosa nel gruppo del Karakoram. Il suo nome K2, è nato da un errore di rilevazione nel 1856 una spedizione guidata da Henry effettuò i primi rilevamenti sulla catena rocciosa e indicò come K1 il Masherbrum che invece è più basso.

Vi sono diverse vie di ascensione al K2, tutte caratterizzate da una ripida pendenza, una forte esposizione e numerosi difficili passaggi alpinistici che mettono a dura prova qualsiasi esperto alpinista. Si sale dal versante pakistano, perché le autorità cinesi vietano l'utilizzo di sherpa nepalesi per affrontare il loro versante, e il trekking di avvicinamento richiede due settimane. Da Rawalpindi o da Islamabad, la città di partenza, si raggiunge in aereo Skardu, nel nord del Pakistan per poi arrivare ad Askole in fuoristrada, e da qui si prosegue a piedi. Lungo la via di avvicinamento vi sono diversi villaggi e campi attrezzati, tra cui: Korophone, Jhula, Bardumal, Paiju, Khuburse, Urdukas, Goro, fino al circo Concordia, punto d'unione dei ghiacciai Baltoro, Abruzzi e Godwin-Austen (4.720 m s.l.m.).

Da qui, un'ultima tappa di circa 4 ore porta al campo base del K2, a circa 5.000 metri di quota. La vetta è lì di fronte e sembra così vicina. La via più usata per tentare la salita è lo Sperone degli Abruzzi scoperto nel 1909 da Luigi Amedeo di Savoia Duca degli Abruzzi, da cui prende il nome, che porta fino alla cresta sudest a 5400 metri sopra al ghiacciaio Godwin Austen, dove si può istallare un campo base avanzato. Il percorso fino a qui non è facile, ma il peggio deve ancora venire con le due difficili arrampicate del Camino Bill e la Piramide Nera che mettono a dura prova con il suo passaggio stretto tra le rocce gli alpinisti giunti fino a qui.

Da questo punto si sale in prevalenza su neve e ghiaccio: si prosegue per 600 metri fino ad arrivare al Campo 4 (l'ultimo) a circa 7950 metri. Si è così raggiunta la Spalla del K2. Mancano ancora 650 metri alla cima. All’imbocco del punto cruciale della salita il Collo di bottiglia a 8200 metri c’è molto vento e la neve ghiacciata ferisce il volto. Si sale verso sinistra su un pendio di 50°/55°. La neve diventa sempre più alta ed è difficile camminare, ma mancano solo gli ultimi 100 metri per raggiungere (finalmente) gli 8611 metri della vetta del K2.

La fatica è ripagata da un senso di conquista che viene immediatamente dimenticato per intraprendere la discesa. Perché come ha scritto l’alpinista Kurt Diemberger nel suo libro “K2 il nodo infinito” (edizioni Corbaccio) “un ottomila è tuo solo quando ne sei sceso, prima sei tu che gli appartieni”.
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