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Vacanze e tradizioni di Pasqua in Campania 

Pasqua a Sorrento: le più affascinanti tradizioni

Dai confetti colorati agli Incappucciati la penisola è un trionfo di folklore

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Sorrento
Come in molte parti d'Italia, anche nella Penisola Sorrentina la settimana che precede la Pasqua è un affascinante mosaico di tradizioni, alcune delle quali simili o identiche a quelle di molte altre regioni dello Stivale, altre uniche e particolari che identificano il territorio ed arricchiscono il folklore di fascino e di suggestioni.

LA TRADIZIONE
Come per ogni fedele cristiano, anche nella Penisola Sorrentina la Settimana Santa si apre con la benedizione e la distribuzione dei ramoscelli di ulivo la Domenica delle Palme, quella che precede la Pasqua. Proprio a questa usanza è legata una delle tradizioni pasquali più antiche particolari della zona, quella di adornare le “palme” con piccoli caciocavalli o con dei confetti colorati. Secondo una leggenda popolare, infatti, durante il periodo delle invasioni saracene gli abitanti di Sorrento, rifugiatisi nella Cattedrale, pregarono affinchè la loro città fosse risparmiata dal saccheggio. La grazia venne concessa ed infatti, proprio in prossimità della costa sorrentina, le navi saracene naufragarono. Soltanto una giovane schiava si salvò, la quale, libera dai suoi aguzzini, raggiunse la riva a nuoto e, per ringraziare i cittadini, fece loro dono del contenuto di un sacchetto che portava al collo: dei confetti colorati. Come avviene anche in altre parti d'Italia, anche in questa zona della Campania le campane restano mute dal Giovedì Santo sino alla domenica. Proprio il Giovedì, con la Messa in Coena Domini, si commemora l'Ultima Cena, l'Istituzione dell'Eucarestia e la Lavanda dei piedi, mentre con la visita dei “sepolcri” si venera il Ss. Sacramento, e si prega in memoria della Passione di Cristo. In attesa della Veglia Solenne del Sabato Santo e della celebrazione della resurrezione, il Venerdì Santo l'intera Penisola Sorrentina si carica di misticismo e drammaticità con le tradizionali Processioni degli Incappucciati, una delle usanze più antiche della pasqua sorrentina ma anche di altre zone d'Italia.

LE CARATTERISTICHE
Le origini dei suggestivi cortei che percorrono le vie delle località della Penisola Sorrentina risalgono al XIII secolo, quando gruppi di confratelli più o meno folti, nella notte tra il Giovedì e il Venerdì Santo, si spostavano per la città trasportando una croce e recitando salmi e preghiere durante la visita dei Sepolcri, in segno di penitenza ed espiazione. Nel corso del tempo le processioni divennero sempre più suggestive e coreografiche sino all'introduzione, nel periodo della dominazione spagnola, dei cappucci da far indossare ai processionanti e dei simboli della Passione di Cristo da portare in corteo: la lanterna, con cui venne riconosciuto il volto di Gesù nel Getsemani, la borsa che conteneva i trenta denari del tradimento di Giuda, il gallo che cantò al momento del rinnegamento da parte di Pietro, la colonna e il flagello in memoria delle torture subite, la veste rossa e la corona utilizzate dai soldati per schernire Gesù, il martello e i chiodi con i quali venne crocifisso, il sudario su cui rimase impresso il suo volto, la spugna imbevuta di aceto con cui venne “dissetato”, e la lancia con cui venne trafitto per constatarne la morte. Oggi le Processioni degli Incappucciati sono due: la cosiddetta “Processione Bianca”, caratterizzata dai cappucci bianchi, organizzata dalla Venerabile Arciconfraternita di S. Monica con sede nella Chiesa della SS. Annunziata, che si svolge nella notte tra il Giovedì e il Venerdì Santo in memoria del peregrinare della Vergine in cerca del figlio catturato e condannato a morte; e la “Processione Nera”, a cura dell’Arciconfraternita della Morte e Orazione, con sede nella Chiesa dei Servi di Maria, durante la quale, nella sera del Venerdì Santo, i processionanti, con un cappuccio nero in capo, trasportano il simulacro del Cristo Morto, un'antica scultura lignea, seguito dalla statua della Madonna Addolorata. I cortei, incredibilmente suggestivi, si spostano per le vie cittadine intonando marce funebri e cori solenni, come il famoso Miserere, il salmo di Davide, che viene cantato da duecento persone.

IL TERRITORIO
Non solo Sorrento, ma l'intera Penisola Sorrentina anche quest'anno è un trionfo di drammatici cortei e processioni nell'attesa del gaudio della Pasqua. Particolarmente significative quella Bianca di Meta, storica e suggestiva, quella gli incappucciati con il saio viola di Vico Equense, le sette sacre rappresentazioni di Piano di Sorrento, la Processione Bianca di Sant'Agnello e quella di Massa Lubrense.

GLI INDIRIZZI
Per vivere a pieno l'attesa della resurrezione proprio come fanno i Sorrentini, le tappe di un soggiorno pasquale da non perdere sono, certamente, la Cattedrale cittadina, dove ci si riunisce il Giovedì Santo per la benedizione dell'olio crismale e il Sabato Santo per la Veglia Solenne, la chiesa della Santissima Annunziata, dalla quale alle 3.00 del mattino del Venerdì Santo parte la Processione Bianca dell'Addolorata, e la sede dell'Arciconfraternita della Morte in via Sersale, da cui alle 21.00 della sera del Venerdì Santo, parte, invece, quella Nera del Cristo Morto. Per vistare, infine, i più significativi altari della reposizione (i cosiddetti “sepolcri”) cittadini, vale la pena prendere parte al corteo organizzato dalla Venerabile Confraternita del Santissimo Rosario a partire dalle 2.30 del Giovedì Santo.

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