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Lago di Cecita
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Sila Grande
Quando i Greci approdarono in Calabria trovano in questo territorio foreste intricate e ruscelli, ecosistemi inalterati e spiagge solitarie: ovunque la natura regnava sovrana con la grande foresta che ricopriva tutta la regione, dal Pollino all’Aspromonte, digradando verso il mare. I Sibariti lottarono contro i Bruzi, autoctuni, per il predominio dell’altopiano: vinsero i secondi che ci si stanziarono edificando Cosenza. Con l’avvento dei Romani la Sila venne salvaguardata, fino a quando, dopo i Longobardi, vennero i Normanni che cominciarono ad elargire doni territoriali secondo un criterio di tipo feudale, che avvantaggiava l’ordine dei Cistercensi, di cui uno dei primi monasteri fu quello di Gioacchino. Dopo i Normanni fu la volta degli Svevi e poi degli Angioini, fino all’arrivo degli Spagnoli, degli Austriaci e infine dei Borboni. Con la Rivoluzione Francese la Sila divenne proprietà dello stato, che affidò i terreni ai bisognosi per agricoltura, pascolo o industria. Anche la Sila divenne parte del Regno d’Italia e agli abitanti fu concesso di esercitare gratuitamente l’uso del territorio. Negli Anni Cinquanta fu varata la legge dell’Opera Valorizzazione Sila, in cui antichi latifondi furono divisi in piccoli lotti e assegnati a famiglie contadine. Negli stessi anni vennero costruite strade e nacquero villaggi rurali.
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