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Salamanca
Cuando yo me muera guarda, dorada Salamanca mia, tu mi recuerdo. Così cantava il poeta Unamuno, uno dei figli più illustri di Salamanca. Accanto al palazzo in cui è nato, nella piazzetta a lui dedicata, c'è un bar che porta il nome della sua opera più famosa: "Niebla". Forse non è esattamente così che il poeta intendeva essere ricordato, ma tant'è. Neanche la dotta Salamanca ha saputo resistere alla tentazione di usare nomi celebri per scopi non proprio culturali e così il Bar Niebla fa buona compagnia al Ristorante Alla Luna di Recanati o all'Hotel El Cid di Borgos, alla rosticceria Michelangelo di Firenze e così via. La visita della città potrebbe anche iniziare con un percorso a ritroso, prendendo come punto di partenza la vita stessa del poeta, l'esilio, gli anni tragici del franchismo. La casa natale di Unamuno non si può visitare, ma è aperto al pubblico il piccolo appartamento dove visse alcuni anni. Il museo è piccolo ma molto suggestivo: camera da letto, alcuni effetti personali ed una quantità di documenti autentici e di testimonianze che raccontano la storia della città e della Spagna. "Salamanca dorada...", proprio così. Per rendersene conto basta fare in modo di arrivare al tramonto, quando la città tutta intera si tinge di un colore caldo, dorato, uniforme, che crea un'atmosfera avvolgente. Conviene arrivare da Sud e percorrere a piedi il Ponte Romano che regala una vista d'insieme della Salamanca monumentale. Mentre ci si addentra nelle vie che portano al centro, ci si rende conto di essere in un vero e proprio museo architettonico: ogni facciata, ogni portale, chiostro o angolo di strada merita di essere ammirato in tutti i suoi dettagli. É l'uniformità della pietra la cosa che più colpisce per il suo colore caldo e perché la sua particolare morbidezza ha reso possibili capolavori di scultura e di cesello nelle cresterie che incorniciano le sommità dei palazzi. Non a caso lo stile che contraddistingue la città è stato definito "plateresco" (da plata = argento). Fin troppo viene ripetuto sulle cattedrali di Salamanca, sullo splendore dei suoi conventi e dei chiostri in particolare, sulle tante conchiglie che ornano i muri della Casa de las conchas. Forse non tutti sanno che sulla facciata dell'Università, nascosto in un angolo e confuso con gli altri personaggi della scultura, c'è un teschio su cui poggia una piccola rana. Tante le ipotesi, ma nessuno in realtà è riuscito mai a svelare il segreto di questo strano connubio. Nel dubbio, meglio attribuirle poteri magici e così la ranita de la suerte è ora il simbolo della città. Da non perdere assolutamente la biblioteca dell'Università civile che conserva preziosi incunaboli e manoscritti. Il cuore pulsante della città è Plaza Mayor, considerata a giudizio unanime più bella perfino di quella di Madrid. C'è sempre un buon motivo per recarsi in piazza, dato che tutto gravita intorno ad essa: il mercato, gli uffici, i negozi e questo la rende animata, colorata, viva ad ogni ora del giorno. E' il salotto della città e sedersi in uno qualunque dei bar che si affacciano su di essa è un rituale al quale cisi adegua subito volentieri, fin dal primo giorno. Una volta seduti, il pincho è d'obbligo: piccoli assaggi di tortillas o crostini di jamon (meglio se iberico de bellota) accompagnati da una caña (un bel bicchiere di birra). D'estate Plaza Mayor si riempie di stranieri e si respira un'aria cosmopolita. E la sera, dopo cena, arriva la Tuna. Vestiti con i loro costumi tradizionali di vellutonero su cui spiccano le decorazioni multicolore, armati dei loro strumenti e, quel che più conta, di una contagiosissima allegria, gli studenti universitari saranno lì puntuali a rallegrare le serate e a brindare alla vostra salute, nel caso decidiate, come è consuetudine, di offrire loro una bottiglia di quel vino. 
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