Chengdu, 200 tombe ricche di manufatti
di giulia mattioli
PERCHE’ SE NE PARLANon uno, ma 200 siti di sepoltura, contenenti reperti tra cui oggetti d’oro ed’ argento. La scoperta eccezionale è avvenuta in Cina, in alcune grotte di falesia sulle sponde del fiume Jin, non lontano da Chengdu. Un raggruppamento di tombe datato all’epoca della dinastia Han e del periodo Wei-Jin (206 a.C.-420 d.C.), alcune delle quali profonde oltre 20 metri e dotate di svariate camere. Alcune di esse sembrano essere state saccheggiate, ma almeno un migliaio di reperti sono stati riportati alla luce, inclusi quelli nei metalli preziosi, oltre che statuette di bronzo e ceramica.
PERCHE’ ANDAREChengdu è il capoluogo del Sichuan, ed è una delle città più grandi del paese. Nonostante le metropoli cinesi siano note per l’inquinamento, può vantare di diverse aree verdi. E’ persino considerata ‘vivibile’. Vanta alcune storiche tea house, giardini, caffè letterari e un panorama culinario di tutto rispetto. Ma è fuori dalla città che si trovano le vere attrazioni, come il monte Quingcheng, cuore del Taoismo, inserito tra i patrimoni dell’Umanità Unesco (anche il luogo che ha ispirato Kung Fu Panda 2).
DA NON PERDEREIl centro di ricerca del panda gigante offre un interessante spunto di visita, e si trova in una importante riserva naturale appena fuori dalla metropoli. Altro particolare aspetto dell’area limitrofa a Chengdu è il sistema di irrigazione di Dujiangyan, un incredibile sistema di regolazione delle acque fluviali concepito ben 2300 anni fa, anch’esso patrimonio Unesco.
PERCHE’ NON ANDAREIl fiume Jin, dove sono state ritrovate le tombe, è tristemente noto per l’inquinamento che lo soffoca. Tuttavia molti sforzi sono stati fatti per migliorarne la condizione, anche dettati dalla necessità di limitare le alluvioni, ma tuttavia non si tratta di un paesaggio idilliaco, specialmente quando passa per Chengdu.
COSA NON COMPRAREI pupazzi a forma di panda non sono esattamente prestigiosi manufatti, per usare un eufemismo. Mentre è lecito porsi alcuni dubbi di tipo etico nell’acquistare accessori di ispirazione tibetana, visto il rapporto della Cina con la regione.