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Recanati piazza Leopardi
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Recanati
Non è certo un caso che la piazza principale, sistemata a fine Ottocento, sia intitolata a Giacomo Leopardi: al centro di questa si erge il monumento del poeta realizzato da Ugolino Panichi nel 1898, in occasione delle celebrazioni per il centenario della nascita di Giacomo. Nella stessa piazza è anche il Palazzo Comunale, imponente costruzione in laterizi al cui interno hanno sede la Pinacoteca, con alcune celebri tele di Lorenzo Lotto, e il Museo di Beniamino Gigli, l’altro famoso personaggio nativo di Recanati.

Isolata sull’altro lato dello slargo spicca la cosiddetta Torre del Borgo, quasi mille anni di vita: una grossa struttura alta 36 metri, coronata da merli ghibellini, che ha fatto parte del palazzo comunale quattrocentesco abbattuto nel 1872 per lasciar posto al nuovo edificio.
Sui lati della torre alcuni elementi importanti: l’orologio cinquecentesco, il rilievo bronzeo con la Traslazione della S. Casa di Loreto opera di Pier Paolo Iacometti, la targa ai caduti della prima guerra mondiale di Guido Cirilli. Ma soprattutto lo stemma in marmo della città: il leone rampante scolpito da Iacopo Sansovino.
Frontale alla torre è la Chiesa di S. Domenico, di fondazione romanica ma riedificata nel XIV secolo dai Domenicani e caratterizzata da uno splendido portale in marmo realizzato da maestri lombardi. All’interno un affresco staccato raffigurante S. Vincenzo Ferrer in gloria di Lorenzo Lotto.

Più avanti, oltre la chiesa domenicana, su via Cavour, sorge il Teatro Persiani, con quattro ordini di palchi e un’ampia platea.
Qui Mascagni in occasione del centenario della nascita di Leopardi diresse il suo Poema sinfonico; vi cantò anche Beniamino Gigli Tosca e Bohème.

Il secondo e fondamentale fulcro legato alla memoria di Leopardi è la Piazza Sabato del Villaggio, in memoria della celebre poesia. Qui si trova il palazzo di famiglia, l’edificio settecentesco in cui il poeta è nato e dove, grazie alla biblioteca del padre Monaldo, ha compiuto il suo “studio matto e disperatissimo”, fino a divenire un grande filologo.
La piazza ospita anche la Chiesa di S. Maria di Monte Morello in cui il piccolo Giacomo venne battezzato e successivamente servì messa. E la cosiddetta “casa di Silvia”, forse identificabile con la Teresa Fattorini che qui abitava, figlia del cocchiere di casa Leopardi. Il viottolo che porta fuori dal piccolo slargo, tante volte percorso dal poeta, giunge al Colle dell’Infinito, forse la più famosa altura della poesia italiana, quella su cui evidentemente c'era “la siepe, che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude”.
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