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Osimo
 Merita davvero una visita la piccola cittadina di Osimo, una delle più caratteristiche del paesaggio marchigiano compresa tra l'entroterra di Ancona e la riviera del Conero. Chi si trovasse a passeggiare per le eleganti vie della città non potrà mancare la visita ai monumenti locali, se non altro quelli di maggiore interesse a cominciare dal Duomo per continuare con il Battistero, ricco di preziose opere d'arte. I dintorni della bella cittadina inoltre offrono al visitatore alcuni interessanti monumenti ricchi di storia e di opere d'arte. Il centro cultuale di Osimo è rappresentato dal Duomo dedicato a San Leopardo, primo vescovo e patrono della cittadina. Eretto nell'VIII secolo sul luogo in cui sorgevano in età romana il Campidoglio e il tempio dedicato alle divinità Esculapio e Igea, ha oggi la veste datagli nel corso del '200 secondo gli stilemi romanico-gotici dell'epoca. Interessanti sono i bassorilievi di carattere pagano e cristiano, ma è nella cripta che gli elementi plastici si impongono all'attenzione del visitatore: qui, in un ambiente sostenuto da 16 colonne con capitelli dei secoli X-XII, vi sono vari sarcofagi, tra cui spicca quello dei Ss. Martiri osimani (IV-V sec.). La piazza principale di Osimo è inoltre occupata dal palazzo vescovile e dal Battistero del XII secolo. Al suo interno ricca è la collezione di opere a cominciare dalle decorazioni pittoriche del Seicento, per continuare con una lamina d'argento raffigurante S. Leopardo e il fonte battesimale bronzeo del 1627, opera di Pierpaolo e Tarquinio Jacometti. Il Battistero conserva inoltre tele di Benedetto e Cesare Gennai, nipoti di Guercino,Pietro Tannini, Battista Franco, Girolamo Siciolante e altri. Un capitolo a parte meriterebbe la Chiesa dei Minori Osservanti, fuori porta, che per secoli ha ospitato una tela di Lorenzo Lotto. L'artista veneto nel 1512 fu incaricato da Andrea Gozzolini, nobile osimano, di dipingere il quadro con l'iconografia dell' "Adorazione del Bambino". Per alcuni studiosi, però, il quadro venne realizzato da Lotto solo negli anni '30, in uno dei suoi numerosi soggiorni marchigiani. Le vicissitudini a cui andò incontro la tela furono numerose: nel 1911 quando fu trasferita dalla chiesa francescana al Palazzo Comunale la tela venne trafugata. Dell'opera, purtroppo, ci rimangono solamente la foto e la cornice e una flebile speranza di ritrovamento, dato che l'ipotesi più accreditata è che l'ignoto ladro, nell'impossibilità di venderlo a causa della diffusione della fotografia, abbia preferito bruciare la tela. La tecnologia moderna ha aggiunto i colori alla fotografia Alinari del 1911: la ricostruzione cromatica è stata guidata dalla tecnica del raffronto tra il bianco e nero e i colori delle opere conosciute, un procedimento non troppo lontano dalla colorazione delle pellicole cinematografiche un tempo in bianco e nero.
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