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Mondavio
Prima i Malatesta, poi i Piccolomini e i Della Rovere per finire con la Santa Sede: lungo il corso dei secoli Mondavio è passata attraverso numerose dominazioni per diventare infine quel piccolo centro abitato che conosciamo oggi, amena destinazione poco distante da Fano sulle dolci colline marchigiane che degradano lentamente verso la costa. L'origine di Mondavio si perde nelle pagine dei libri di storia: secondo lo storico Seta (XVII secolo) sarebbero stati gli abitanti di Suasa, città romana fondata dai Galli Senoni e rasa al suolo da Alarico re dei Goti nel 409, a rifugiarsi sulle colline circostanti e a fondare Mondavio. Secondo lo storico Macci invece sarebbero state alcune famiglie benestanti ad insediarsi proprio in questa zona a due passi dal convento che San Francesco aveva costruito. Anche l'etimologia del nome della cittadina è incerto. Per taluni deriverebbe da "Mons Avii", il monte di Avio, signore della città nel corso del XIV secolo; per altri da "Mons aium", il monte degli uccelli, evocando un'origine legata a San Francesco. Comunque sia, a partire dal 1300 il castello di Mondavio appare abitato e riconosciuto come vicariato. Mondavio fu feudo dei Malatesti per oltre un secolo e mezzo e con alterne vicende. Nel corso del XV secolo varcarono la soglia del castello Sigismondo e la moglie Polissena Sforza, che portava in dote il vicariato. Ma verso la fine dello stesso secolo furono i Della Rovere, nella persona del capitano di ventura Giovanni, a prendere in mano le redini della roccaforte. Per circa 130 anni Mondavio visse in un periodo di pace e di buon governo. Fu proprio sotto il governo di Giovanni Della Rovere che venne dato incarico all'architetto Francesco di Giorgio Martini di costruire la Rocca, i cui resti sono pervenuti fino ad oggi. La Rocca di Mondavio non ha mai subito un assedio: dopo l'uscita di scena dei Della Rovere il vicariato è passato in mano alla Santa Sede che su Mondavio ha governato fino alla seconda metà dell'Ottocento quando lo Stato Pontificio fu annesso al Regno d'Italia.  Chiunque giunga a Mondavio ha un'occasione davvero rara di poter gettare uno sguardo sulle usanze e sulle tradizioni delle corti rinascimentali. Visitando il Museo di Rievocazione si ha l'impressione di fare un viaggio nel tempo e di rivivere l'atmosfera quotidiana all'interno delle stanze di un castello. Mobili, oggetti e statue in cera ricostruiscono in maniera fedele scene di vita rinascimentale. Nella sala da pranzo è simulato un banchetto alla fine di una battuta di caccia: il Duca siede a tavola con la corte. La sale del forno, la stalla e il deposito delle munizioni riproducono altrettanti scorci particolari. La sala della tortura invece rievoca gli aspetti più tetri della giustizia dell'epoca. Accanto al Museo l' Armeria della Rocca espone un'ampia raccolta di armi bianche come spade, pugnali, alabarde e diverse armature. Il Museo Civico allestito presso il chiostro francescano, conserva alcuni dipinti del 1600 e del 1700, un Tabernacolo Ligneo appartenente alla ex Chiesa dei Cappuccini, numerose statue e ceramiche. La biblioteca del Museo raccoglie numerosi volumi antichi appartenenti all'ex convento dei Cappuccini. In Piazza Matteotti è possibile ammirare ciò che resta dell'antico conventi di frati francescani edificato nel corso del XIII secolo. Modificato nel corso dei secoli, l'edificio si presenta oggi con l'aspetto che gli è stato attribuito nel corso del Settecento. La Chiesa di San Francesco invece si presenta maestosa. La facciata è di cotto rosso antico, mentre il campanile si distingue per la forma affusolata. Resti della Chiesa risalente al 1500 si possono ammirare all'interno della sagrestia. All'interno dell'edificio sono conservate le reliquie di Lucio martire ed è inoltre possibile ammirare un Crocifisso in legno e l'Immacolata Concezione, opera del pittore Giuliano Presutti eseguita nel 1535. Sempre a Mondavio i visitatori possono ammirare la Chiesa dei SS. Pietro e Paterniano, edificio risalente al 1444 e ristrutturato in epoca successiva per mano dell'archietto Bartolomeo Genga. Nel '700 la chiesa venne elevata a Insigne Collegiata e per l'occasione fu sottoposta a lavori di ingrandimento.
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