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Caldarola
La sua storia è lunga e gloriosa, ricca di battaglie, di visite illustri. Basta girare tra i vicoli, osservare l'intonaco dei vecchi palazzi e usare un po' d'immaginazione. Il fascino di Caldarola si esprimerà allora senza bisogno di artifici: gli attori sono di oggi, ma la scenografia è quella d'altri tempi. Caldarola guarda la piana sottostante dai sui trecento metri di altezza. È una città medievale in piena regola: castello con tanto di ponte levatoio, palazzi e strade lastricate. Difficile dire se sia più gratificante la visita alla città per il visitatore curioso oppure una gita nel verde dei dintorni per chi cerca il relax di una natura rigogliosa e intatta come poche in Italia. Querce e salici popolano le terre intorno a Caldarola, specialmente nella valle del Chienti. Ma anche pioppi e campi coltivati. Da queste parti l'armonizzazione di uomo e natura non è solo un'ambizione ma una realtà vissuta con semplicità e successo. E non è poco. Il piccolo borgo di Caldarola deve il suo nome alle antiche fonti termali che qui si trovavano in età romana. Il termine latino calidarium (stanza con vasca d'acqua calda) sembra essere il più diretto riferimento al toponimo d'oggi. Delle terme, caratterizzate da acque calde e sulfuree, già scomparse nel XVI secolo, rimangono oggi delle tracce lungo le pendici del comprensorio sismico di Colle Carufo che sovrasta Caldarola. La visita al borgo marchigiano non può prescindere dagli edifici connessi alla famiglia che ne ha segnato la storia architettonica in maniera permanente. Primo fra questi è indubbiamente il castello Pallotta, la cui sagoma rinascimentale si impone dall'alto del colle, identificando il paese intero. Costruito nel IX secolo, alle falde del monte Colcù, l'edificio sorse in luogo delle modeste abitazioni preesistenti. Appartenuto alle varie famiglie succedutesi alla guida della città subì importanti modifiche sotto i Pallotta, e soprattutto sotto il cardinale Evangelista, protagonista assoluto della storia di Caldarola. Quest'ultimo, sul finire del XVI secolo, trasformò la rocca in dimora estiva. Sono documentate visite illustri al castello: qui giunsero papa Clemente VIII Aldobrandini, il cardinale Casimiro futuro re di Polonia, Cristina di Svezia, amante del Belpaese più della regale e natale terra scandinava. Ancora oggi si accede al maniero passando attraverso la Porta Camerte che immette su un primo cortile con camminamento di ronda. Dopo un atrio caratterizzato da alcuni affreschi, si arriva alla cosiddetta sala delle carrozze, cui seguono quella delle sellerie (qui si conservano abiti da cocchiere, livree, vesti cardinalizie) e quella delle armi, dove è affrescata la battaglia di Brindisi del 1296 dove si distinse Guglielmo Pallotta difendendo il ponte contro i francesi grazie all'utilizzo di un flagello a palle snodate. Proprio quest'oggetto darà lo spunto per la raffigurazione dello stemma Pallotta. Tra le altre sale vanno segnalate il grande salone della biblioteca con soffitto a cassettoni lignei, la sala delle ceramiche settecentesche, appartamenti affrescati dai De Magistris. Il resto del castello è caratterizzato da labirinti, cunicoli, camminamenti di ronda con merlature guelfe e dall'immancabile ponte levatoio. Sempre legato ai Pallotta è il palazzo nobiliare, oggi sede del Municipio, al centro di Caldarola. Il palazzo forma con la chiesa Collegiata di San Martino un rilevante complesso edilizio. L'architettura dell'edificio è rigorosamente connessa ai principi della Controriforma. Anche in questo caso si deve al binomio Evangelista Pallotta e Simone De Magistris la committenza e la decorazione del palazzo. Gli affreschi, che appaiono in ogni sala, si soffermano sulla storia cittadina, con un'attenzione particolare a scene quali la visita di Clemente VIII. La Collegiata, infine, custodisce dipinti e sculture di scuola marchigiana risalenti all'età rinascimentale.
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