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SOS polmoni verdi d'Italia

Val di Pejo Aggiornato il 08 Luglio 2012
di brian stefen paul
Dallo Stelvio alle Cinque Terre: ecco i parchi nazionali italiani più a rischio

Il Parco dello Stelvio, il Parco delle Alpi Apuane, il Parco Sud Milano e Parco del Ticino, i Parchi del Delta del Po, il Parco archeologico dell’Appia Antica, i Parchi della Calabria (Sila e Pollino),  il Parco delle Cinque Terre, il Parco geo-minerario della Sardegna, il Parco della Sughereta di Niscemi in Sicilia e il Parco della Collina di Torino.

Sono le dieci aree protette dal nord al sud fino alle isole maggiormente minacciate da asfalto e cemento, impianti di fotovoltaico a terra, trivellazioni petrolifere, basi militari, centrali eoliche e a biomasse, cave, deforestazione, trivellazioni petrolifere, erosione continua del territorio, mancata tutela delle presenze storiche contenute e altro ancora. Tutto illegale. E sono “le istituzioni a violare le leggi”. È l’allarme lanciato da Italia Nostra.

Secondo l’associazione, che difende dal 1955 il paesaggio e il patrimonio culturale della Nazione (v. art. 9 della Costituzione), i pericoli più insidiosi per i parchi sono la mancanza di controlli e la violazione dei SIC (Siti di importanza comunitaria) e delle ZPS (Zone di protezione speciale), la carenza della formazione del personale dei parchi, le modifiche alle varie leggi sui parchi regionali, la mancanza di trasparenza sulle nomine nei consigli direttivi dei parchi, i frequenti ricorsi ai commissariamenti e gli scarsi finanziamenti.

Finanziamenti che, con la crisi economica, “hanno subito, specie negli ultimi anni, pesanti e costanti tagli. Attualmente i fondi per il funzionamento e il personale dei parchi terrestri, ammontano a circa 70 milioni di euro/anno. A questi vanno aggiunti 3.354.000 euro per il 2012, 5.644.000 euro per il 2013, 5.237.000 euro per il 2014 per programmi e interventi nelle Aree protette. Allarmanti i dati sui fondi destinati alle Aree Marine Protette che in 10 anni sono diminuiti del 70%. Si è passati dagli 8,5 milioni di euro del 2001 ai 3,6 milioni (0,0002% del PIL) del 2012. Nello stesso periodo il numero delle Aree Marine è passato da 17 nel 2001 a 27 di oggi”.

Eppure i dati che riguardano il cosiddetto turismo “verde” sono confortanti: oltre 99 milioni le presenze in parchi e aree protette nel 2010 (Fonte: Ecotur, Istat, Enit e Università dell’Aquila), con una crescita dello 0,46% rispetto all’anno precedente e un fatturato di 10,7 miliardi di euro. Inoltre, per nell’ambito del turismo naturale il segmento principale è proprio quello costituito dai parchi e dalle riserve naturali, con una quota di mercato superiore al 35%.

I parchi e le aree protette, che coprono oltre il 20% territorio nazionale (una percentuale superiore al valore medio comunitario, che si attesta sul 17,5%) e il 10% in senso stretto (vale a dire aree protette per la legge nazionale 394/91), sono dunque i “Paesaggi sensibili” della campagna 2012-2013 dell’associazione, che presenta un dossier sulle aree più pregiate e più insidiate e lancia il seguente appello agli italiani: “Questa estate andate a visitare i parchi e segnalateci degrado, disfunzioni e criticità. Difendiamo insieme l’Italia, grande parco e giardino d’Europa”.

Ma oltre a essere “natura”, i parchi sono anche storia, cultura, identità, lavoro. “L’intreccio di patrimonio naturale, paesistico, storico e artistico è un tutt’uno che deve essere tutelato. Le continue interferenze dell’uomo, con insediamenti di ogni tipo, dalle grandi opere che rompono le reti e i corridoi ecologici, alle infrastrutture invasive, impongono un’inversione di tendenza. Il futuro dell’Italia è di tornare a essere il ‘giardino d’Europa’”, spiega Alessandra Mottola Molfino, presidente dell’associazione.

È per questo motivo che vanno difesi i parchi e le zone e riserve naturali protette, i parchi di città e di periferia, di collina, di pianura e di montagna, di lago, di palude e di fiume, di costa e di mare (le riserve marine), i parchi naturali e i parchi storici, i parchi geo-minerari e i parchi archeologici ma anche i “parchi della rimembranza”.

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