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Oristano
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ORISTANO
Vedere all'aperto:
Piazza Eleonora è il centro simbolico della citta' dedicata all'eroina Eleonora de Arborea, l'ultima regnante indigena della Sardegna, famosa per aver conservato più a lungo il trono dagli attacchi stranieri e per la promulgazione della Carta de Logu, considerata uno dei primi esempi di costituzione al mondo.
Musei:
Il Museo dell'Antiquarium Arborense conserva i reperti archeologici provenienti dai siti del territorio, in particolare bronzi nuragici, ceramica etrusca, greca e romana. Gli oggetti esposti sono soprattutto strumenti di uso quotidiano, pesi da telaio, picconi, martelli e parte di corredi funerari, quindi urne funerarie, anfore, lucerne, piccoli contenitori per unguenti. Vi sono esposti, anche, alcuni importanti 'retabli' -piccole icone tipiche dell'artigianato spagnolo - di artisti locali del '400 del '500.
Monumenti:
La torre di Portixedda è un torrione di forma circolare situato all'incrocio tra le vie Mazzini, Garibaldi, Solferino, costruita con basalti, calcareniti e mattoni cotti. Il torrione si presenta a pianta circolare, costituito da uno zoccolo di base a sezione tronco conica fatto in blocchi di medie dimensioni. La Torre di Mariano II è situata nell'attuale piazza Roma a Oristano. Fu eretta nel 1290 dal giudice arborense Mariano II, era una delle due principali porte d'ingresso dell'antica cinta muraria della città. La torre ha un'altezza di circa 19 metri ed è costituita da tre piani sovrapposti, nell'ultimo è situata una piccola torretta merlata all'interno della quale c'è una campana in bronzo del 1430. Il Duomo di Oristano è intitolato a Santa Maria Assunta, sorge nel centro storico cittadino, in piazza Duomo sulla quale si affaccia con il prospetto principale, incompleto, in cantoni di trachite a vista, e con il lato nord, movimentato dall'abside semicircolare del braccio del transetto e affiancato dalla bella torre campanaria a canna ottagonale, di origini medievali e completata nel Settecento dal cupolino a cipolla rivestito in maiolica. Delle vecchie mura di oristano, oggi rimane solo la Porta Manna, o Torre di San Cristoforo, risalente al Duecento, caratterizzata da due volumi sovrapposti a base quadrata che raggiungono i 19 metri d'altezza, coronata da una torretta merlata che custodisce una campana quattrocentesca.
Quartieri:
Nel periodo medioevale la città era formata da cinque sobborghi: "sa Maddalena" (la Maddalena), "su Brugu" (Nono), "Pontixeddu" (Ponticello), "Santu Lazzaru" (San Lazzaro), e infine il sobborgo "is Crogioaxus" (Vasai). Via via nel tempo, sono nati i vari quartieri di cui i principali sono: "Città Giardino", "Sa Rodia", "Sacro Cuore", "San Nicola", "Torangius" e "Cuccuru 'e Portu".
Palazzi:
Il Palazzo degli Scolopi è sorto come Sinagoga, a causa della presenza di una nutrita colonia di ebrei a Oristano, passò nel 1676 in mano agli Scolopi, i quali fondarono le scuole pie cittadine. L'elemento più ricco della composizione architettonica è indubbiamente rappresentato dalla Chiesa di San Vincenzo, posta in posizione retrocessa rispetto al complesso. Essa si compone di un'aula unica a impianto leggermente ellittico coperta a volta. Tale ambiente è oggi utilizzato come sala del Consiglio Comunale. Il Palazzo Carta-Corrias viene attribuito all'architetto cagliaritano Gaetano Cima al quale venne commissionata dal nobile e munifico Giuseppe Corrias, attorno alla metà dell'Ottocento. Si colloca in un punto d'importanza strategica per la città, là dove corso Umberto I confluisce in piazza Eleonora. E' composto da due corpi edilizi raccordati da un elemento circolare. L'opera presenta un decoro tipico dei palazzi ad uso signorile dell'epoca e conferma la semplicità e l'attitudine pratica dello stile del Cima. Il primo palazzo signorile ad essere edificato alla fine del Settecento in Corso Umberto I. Il palazzo, restaurato di recente, si presenta di aspetto austero con ampie superfici intonacate, si sviluppa su tre piani attorno a un perno centrale. Di gran pregio il portone in legno lavorato che si apre su una scalinata imperiale. Vari i passaggi di proprietà, gli Arcais prima lo cedettero al generale Poddighe i cui parenti lo cedettero alla famiglia Siviero e da questi nel 1983 il palazzo è passato all'Amministrazione provinciale.La casa dove abitò e morì Salvator Angelo De Castro sorge nell'omonima via. L'edificio mostra nei particolari decorativi l'influenza gotico aragonese. A causa dei vari interventi succedutisi nel tempo, si è perduto l'aspetto originario della costruzione ma fortunatamente si possono ammirare nel loro assetto originario le pregevoli cornici delle finestre, risalenti al tardo Cinquecento.
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