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Tradizioni dell'Epifania in Friuli

I falò epifanici in Friuli

Spettacolari fuochi tra i ruderi del castello medievale di Tarcento, la perla del Friuli, e rotelle infuocate lungo i pendii di Comeglians, sulle montagne della Carnia...

Piancavallo
Il 6 gennaio viene acceso tra i ruderi di un castello medievale il Pignarûl Grant di Tarcento, incantevole cittadina ai piedi delle Prealpi Giulie. Chiamata la Perla del Friuli, poiché nella seconda metà dell’Ottocento era diventata il paradiso della villeggiatura dei cittadini di Udine, ha radici antichissime, preistoriche, celtiche e romane. Nell’Alto Medioevo, Tarcento diventa feudo di una famiglia austriaca, che vi costruisce due castelli: di quello di Coia è conservato ancora oggi l’angolo del torrione su cui rimangono le tracce dei piani e ormai quasi invisibili affreschi. Proprio il “Cjscjelàt” (letteralmente “castellaccio”) che venne assegnato, assieme al feudo, al nobile friulano Artico di Castel Porpetto, nel 1281, dal patriarca di Aquileia Raimondo della Torre, è la sede del falò epifanico. L’accensione del fuoco è preceduta, alla vigilia, da una serie di riti: i “Pignarulârs”, gli uomini che accenderanno la catasta maggiore e quelle minori, dislocate nelle frazioni di tutta la conca tarcentina, riceveranno dal “Vecchio venerando” - figura a metà tra il druido e il sacerdote che trarrà gli auspici dall’andamento del fumo - il fuoco per l\'accensione. La fiaccolata che ne nascerà, si concluderà con la spettacolare Corsa dei carri infuocati, durante la quale i rappresentanti delle varie borgate cercheranno di conquistare il “Palio dei Pignarulârs”. Verso l’imbrunire, un corteo di centinaia di figuranti in costumi medievali attraverserà vie e piazze fino a ritrovarsi ai piedi del colle di Coia, dove il Vecchio Venerando racconterà ancora una volta la storia della solenne investitura feudale di Artico di Castello. Poi, inviterà i presenti, muniti di fiaccole, a seguirlo fino al “Cjscjelàt”e lassù accenderà il “Pignarûl Grant”, attendendo di vedere quale direzione prenderà il fumo: oriente rappresenta la buona annata; occidente cattivi presagi, e quindi un tempo significava la necessità di emigrare per cercare lavoro e fortuna. E ha sempre uno scopo propiziatorio il Lancio das Cidulas che tra il 5 e il 6 gennaio si tiene a Comeglians, sulle montagne della Carnia: rotelle infuocate vengono lanciate nella notte lungo i pendii e la loro corsa indicherà buona o cattiva sorte. A Piancavallo, nota località sciistica del pordenonese, il 5 gennaio, dalle ore 17 in poi, si terrà una grande fiaccolata dei maestri di sci. A seguire, falò, pinza e vin brulè con musica dal vivo, mentre nei locali verrà servito come aperitivo un bicchiere di vino. Nei comuni della pedemontana pordenonese i fuochi vengono accesi anche la sera del 5 gennaio. Nel Tarvisiano, alla vigilia dell’Epifania, le befane scendono nelle piazze di Tarvisio, mentre a Stolvizza di Resia è in programma la rappresentazione della discesa della Stella cometa, con l’arrivo dei Re Magi nel presepe vivente. Sempre sulle montagne del Tarvisiano e della Val Canale-Canal del Ferro, il 6 gennaio, una fiaccolata, a Fusine, accanto agli omonimi laghi, preannuncia l’arrivo della Befana; per le strade di Pontebba si snoda la sfilata dei Re Magi e a Moggio Udinese la Befana anticipa l’accensione del Pignarûl. Epifania in Friuli
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