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La Giovinezza di Sorrentino passa dalla Svizzera

Tra i cantoni Berna e Grigioni le location principali del film italiano che ha stregato Cannes

Medusa Film
Era il 2 marzo 2014 quando Paolo Sorrentino vinceva l'Oscar per il Miglior Film Straniero con La Grande Bellezza, un film che ancora oggi continua a dividere il pubblico e a suscitare fascinazioni. Su quella linea estetica si muove in parte anche il nuovo Youth - La giovinezza, appena presentato al Festival di Cannes e al pubblico italiano, con analoghe reazioni. Allora l'occhio del regista napoletano si aggirò nella splendida Roma felliniana, stavolta - con buona pace delle location italiane (Venezia e, di nuovo, la stessa capitale italiana) - la scelta è caduta sui paesaggi delle Alpi svizzere.

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La storia di Fred e Mick, ex direttore d'orchestra l'uno e regista sul viale del tramonto, ha tra i boschi e le montagne più belle dei Cantoni Berna e Grigioni la cornice ideale per una rappresentazione dalle molte sfaccettature. Ma tanto i due protagonisti - Michael Caine e Harvey Keitel - quanto gli altri grandi nomi del cast (Paul Dano, Rachel Weisz o Jane Fonda), sono ospitati da una ben nota struttura immersa nel verde circostante e idealmente lontana dal mondo, dalle vite di ciascuno di loro, da tutto.

Non è nuovo Sorrentino a fare delle ambientazioni dei personaggi muti dei suoi film, e ad approfittare della Svizzera, in questo senso, visto che anche Le conseguenze dell'amore era ambientato in un albergo di Lugano. Ma gli spazi smisurati del Nuovo Messico o la desolazione dell'Agro Pontino sono un anello di congiunzione tra l'eccesso deformante della Roma vista nel precedente film e l'apparente quiete di quest'ultimo appena presentato.

Realismo e realtà acquistano un significato diverso nei suoi film, e la distorsione svela significati spesso celati alle analisi più immediate. La riflessione sul tempo e sulla caducità della vita in un film il cui titolo sembrerebbe indicare tutt'altro, d'altronde, è evidente. Ed esplicitata. "Il tempo che passa, quello che abbiamo alle spalle e quello che ci resta da vivere è veramente l'unico tema, o almeno quello che interessa a me - ha spiegato il regista alla stampa. - Il film si intitola giovinezza perché è il futuro che mi interessa, il futuro come uno spazio di libertà, una condizione dell'esistenza che non ha che fare con l'età anagrafica".

L'apparente distanza dalle cure della vita, allegorica di ben altre lontananze, è non a caso quella che serpeggia nel capolavoro di Thomas Mann, La montagna incantata, che l'autore tedesco scrisse proprio nel Waldhotel di Davos, l'albergo-Spa nel quale il film di Sorrentino è principalmente ambientato (insieme ad altre località analoghe nelle vicine Flims e Kandersteg). Una coincidenza - questa si' - casuale, almeno a detta del nostro conterraneo. Che sicuramente deve essersi sentito ispirato dall'atmosfera rétro da Belle Époque e fuori dal tempo dell'ex sanatorio di lusso Berghof, inaugurato nel 1900 e poi convertito in hotel di montagna conservando però la sua architettura originale e tutta la forza evocativa - e magica - di tanta storia e di dintorni tanto suggestivi.

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