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Taranto, il leggendario golfo delle sirene

Sul lungomare della città pugliese si possono ammirare le sculture ispiratrici di un'antica leggenda romantica

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Courtesy of LANZATE/Wikimedia Commons CC BY SA 2.0
Sirene di Taranto
Basterebbe passeggiare ammirando le splendide sirene scolpite nel cemento marino adagiate sugli scogli per lasciarsi sedurre dalla magica bellezza di Taranto e del suo lungomare. Quando poi si scopre che queste splendide sirene sono protagoniste di una leggenda che narra di un amore del tutto imperfetto, come è in fondo l'essere umano, ma intenso e profondo, allora questa bellissima città pugliese e le sue sirene abbarbicate sugli scogli si trasformano in una meta ideale per chi desidera fare un piccolo viaggio con una persona speciale alla scoperta di un luogo che ha fatto da cornice ad una leggenda romantica che fa riflettere sull'importanza, in amore come in qualunque rapporto affettivo, di valori come il perdono e la comprensione e dell'abbandono di sentimenti negativi come il risentimento ed il desiderio di vendetta. Quando camminando in riva al mare si osserveranno le forme sinuose delle sirene scolpite da Francesco Trani ci si potrà, dunque, soffermare a pensare alla struggente storia d'amore di cui è protagonista la giovane Skuma.

Si narra che un tempo a Taranto vivesse una giovane coppia di sposi formata da un pescatore e da una ragazza nota per la sua incredibile bellezza. Il mestiere del marito lo portava lontano da casa per tutto il giorno e, talvolta, anche per più giorni di seguito. Di questa situazione approfittò un ricco signore della città che, conquistato dalla bellezza di questa giovane sposa, cominciò a corteggiarla insistentemente ricoprendola di regali costosi. La ragazza, lusingata da tante attenzioni e probabilmente risentita per la costante assenza del marito, in un momento di debolezza, del quale si pentì immediatamente, cedette al corteggiamento. Divorata dai sensi di colpa, confessò senza indugio l'accaduto a suo marito il quale, il giorno successivo, portandola con sé in barca la spinse in mare per vendetta, sapendo che non sapeva nuotare.

La giovane, però, non perse la vita tra le onde ma venne soccorsa dalle sirene che dimoravano negli abissi le quali, profondamente colpite dalla sua bellezza, decisero di farne la loro regina che, da quel momento, prese il nome di Skuma (Schiuma) perchè arrivata dalle onde. Nel frattempo il suo sposo, profondamente pentito per il delitto commesso, cominciò a recarsi nel luogo in cui aveva visto annegare sua moglie per piangerne la scomparsa e le sirene, incuriosite dal suo comportamento ma ancor più attratte dalla barca che avrebbero voluto sottrargli, decisero di farlo cadere in acqua e di portarlo al castello dove la nuova regine lo riconobbe. Innamorata più che mai, Skuma implorò le sirene di risparmiargli la vita ed, esse, devote alla loro regina, acconsentirono e lo riportarono indietro abbandonandolo sulla riva.

Il giovane non dimenticò l'accaduto e pensò in tutti i modi a come potersi ricongiungere all'amore della sua vita. Fu, infine, una fata a rivelargli come liberare l'amata dal mondo delle sirene. Se lui fosse riuscito a cogliere l'unico fiore di corallo bianco dal giardino delle sirene avrebbe potuto, finalmente, riavere la sua sposa. Incoraggiato dalla possibilità di poter riabbracciare sua moglie, il pescatore ritornò per mare e, recatosi nel luogo dell'annegamento, cominciò a chiamare la sua amata a squarciagola. Skuma riuscì a fuggire dal castello e a raggiungere il suo sposo il quale le spiegò come avrebbero potuto, finalmente, ritornare insieme. Decisi a perdonarsi reciprocamente e a riprendere la loro vita assieme, i giovani architettarono un piano che entrambi seguirono alla lettera.

Il marito acquistò, con i risparmi di una vita, tutti i gioielli e le gemme che potè e, con una barca, li trasportò in mezzo al mare. Inevitabilmente attratte da tanti oggetti preziosi, le sirene abbandonarono il castello per andare a prenderli lasciando involontariamente tutto il tempo alla loro regina di cogliere, indisturbata, il fiore di corallo bianco e di consegnarlo alla fata che attendeva sulla riva e che, una volta impossessatasi del fiore, con incantesimo generò una grande onda che trascinò via le sirene dal golfo di Taranto permettendo ai due sposi di tornare a casa insieme ed amarsi come non mai.

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