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Puglia location film Mi rifaccio il trullo Bari Itria Brindisi Taranto

I trulli di Vito Cea raccontano l'amore per la Puglia

Surreale e incredibile, il divertente crescendo della commedia del regista di Non me lo dire torna sui set di Bari e dintorni

Caldarola/facebook
Nel 2012, per il suo lungometraggio d'esordio (Non me lo dire) aveva già attraversato la regione in una sorta di 'Puglia Coast to Coast' - chissà se ispirato dal successo del suo conterraneo Rocco Papaleo - ma Vito Cea non sembra aver intenzione di smettere di raccontare la sua terra e le piccole grandi meraviglie che spesso il nostro Meridione nasconde. Il regista di Matera, infatti, dopo aver raccontato la propria città nel corto Sassiwood (2013) ha deciso di confrontarsi con la distribuzione nazionale in un nuovo film, di nuovo ambientato tra Basilicata e Puglia, Mi rifaccio il trullo.

L'autodenuncia è evidente sin dal titolo, che come la vicenda raccontata, ruota intorno a uno dei simboli più riconoscibili e amati del 'Tacco' d'Italia. Proprio una delle costruzioni coniche in pietra a secco tanto tipiche della Murgia e della Valle d'Itria - dominata dalla celeberrima Alberobello - è infatti la causa scatenante della storia d'amore tra un muratore del Sud e una manager del Nord. O meglio, la sua scomparsa. Visto che la convivenza dei due nasce proprio dal furto del trullo protagonista, smontato pietra per pietra. Uno spunto narrativo che speriamo non faccia venire strane idee a qualcuno, che potrebbe ambire a ricostruire nel proprio terreno l'abitazione tradizionale eletta nel 1996 a patrimonio dell'umanità dell'UNESCO.

Ma soprattutto, uno spunto che ci permette di seguire l'iter produttivo e realizzativo del film, durato le 5 settimane tra lunedì 19 ottobre e sabato 21 novembre scorsi. 34 giorni nei quali Cea ha cercato di raccontare l'amore per la tradizione e per la cultura contadina che permea le aree nelle quali anche le riprese si sono svolte, iniziate a Venosa, in provincia di Potenza, in pieno Vulture, per poi superare presto il confine della Basilicata e battere cammini già percorsi. Il film del 2012 era passato infatti per Sant'Agata, Margherita di Savoia, Locorotondo, Martina Franca, Castel del Monte, Trani, Monopoli, Fasano, Cisternino, Bari e Barletta (scelte per gli interni dei teatri Petruzzelli e Curci), province che di nuovo troviamo nelle scene che via via tornano a mostrarci le bellezze della Puglia.

Una Puglia che non vuole essere mera cartolina e che, al pari della Lucania (della quale è originario il produttore Mimmo Cavallo), viene valorizzata in una veste calda e resa protagonista assoluta della storia messa in scena tra la già citata Valle d’Itria e i comuni di Cisternino, San Vito dei Normanni (in provincia di Brindisi), Locorotondo, Monopoli, Martina Franca (in provincia di Taranto) e Bari. Ma soprattutto nel fasanese, dove la testata Identità insorgenti ha incontrato la troupe raccogliendo interessanti dichiarazioni… "Girare in Puglia per me che sono del posto, legato alle mie origini e che continuo a vivere qui da sempre, costituisce un’esperienza ogni volta indimenticabile - ha spiegato Uccio De Santis, protagonista e sceneggiatore. - I motivi sono numerosissimi: dal cibo alla luce, dai colori alla bellezza del paesaggio. Il nostro territorio, dal Salento fino al Gargano, è da scoprire e amare. Insomma come direbbe uno slogan dell’Apulian Film Commission: Una Puglia tutta da girare!”. "E non sono l’unico a pensarla così", ha aggiunto, anticipando il Direttore della fotografia, il romano Blasco Giurato (Nuovo Cinema Paradiso): "A Fasano e in tutta la Puglia c’è una situazione ideale: le locations sono straordinarie e la luce è incredibile, unica, una luce che non si trova da nessuna parte del Mondo. È talmente tersa e bianca che dovunque metti la macchina da presa inquadri immagini e colori stupendi".

Fasano e dintorni - dalla frazione di Montalbano alla Contrada Figazzano, al confine tra Cisternino e Locorotondo - sono stati nodali nella realizzazione del film. E non a caso. Considerata, in primis, l'ospitalità della Masseria Casaburo, antica tenuta in contrada Gravinella dalla corte risalente al 1694 e immersa nelle campagne sulla strada per Laureto. Una ospitalità della quale potrà godere ogni turista e che offre - come recita il sito ufficiale - "una terrazza affacciata sulla distesa argentea della grande piana degli ulivi secolari con sullo sfondo, a otto chilometri, l’azzurro del mare". E chissà che tra i trulli secolari della proprietà non decidano di conservare anche quello costruito nella locale aia - appositamente per il film - da Antonio Valente e la barese Eleo­no­­ra De­vito­fran­cesco, già al fianco di Sergio Ru­bi­ni.

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