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Roma, cosa nasconde Palazzo Corsini

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Fornace romana Aggiornato il 16 Maggio 2019
di flaminia giurato
La sede della biblioteca della Reale Accademia dei Lincei è stata protagonista di un prezioso ritrovamento

Nel quartiere di Trastevere a Roma si trova Palazzo Corsini alla Lungara, eretto alla fine del Quattrocento dai nipoti di Sisto IV e utilizzato nel corso del Seicento come residenza di Cristina di Svezia, ma noto per aver ospitato anche personaggi del calibro di  Bramante, Michelangelo, Erasmo da Rotterdam. La facciata posteriore, rivolta verso gli ampi giardini, è una meraviglia architettonica. Sono visibili tre corpi di fabbrica, in cui spicca quello centrale, uno dei più eleganti di Roma. Internamente il grande scalone e le grandi finestre catturano l’attenzione anche per gli splendidi scorci panoramici che offrono sui giardini.

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Palazzo Corsini ospita la biblioteca della Reale Accademia dei Lincei e la Galleria d’Arte Antica, costituita dalla collezione Corsini. Le opere esposte sono realizzate da vari artisti alcuni di fama internazionale come il Beato Angelico, Caravaggio Jacopo Bassano, Rubens, Jusepe de Ribera e altri. Nel giardino, invece ha trovato la sede l’Orto botanico di Roma. Ed è proprio qui, nel giardino settecentesco di Palazzo Corsini, che è riemersa una fornace romana, ovvero il più antico laboratorio produttivo nel cuore della città. Si tratta di un ritrovamento di grande importanza proprio per il fatto che non si conosceva l’esistenza di una fornace nella parte antica di Roma. La piccola olla in cotto è stata rinvenuta integra, con il coperchio in coccio di una pentola, una scodella, una serie di oggetti da cucina e da mensa che, con tutta probabilità, uscirono difettosi dal forno e per questo accantonati.

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A tutto questo anche alcune piccole lucerne che, con gli altri reperti, si possono collocare nel periodo compreso tra il I e il III d.C., forse anche fino al V. Inizialmente poteva trattarsi di magazzini e ambienti di supporto ad una grande villa. Poi, con la trasformazione di Roma in una grande città, l’area è stata adibita a vero e proprio laboratorio produttivo come testimoniano altri oggetti ritrovati appartenenti alle botteghe artigiane. Gli archeologi affermano che la Fornace di Trastevere, come è stata ribattezzata, produceva ceramica, pezzi fini destinati alla tavola e in qualche caso anche ceramica invetriata. Adesso non rimane che altro che valorizzare al massimo la preziosa scoperta e renderla fruibile al pubblico.