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Sui cammelli a Shalatin

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Shalatin Aggiornato il 17 Aprile 2007
di daniela lami, foto di alberto nencioni
El Shalatin sembra una città di altri tempi. Si trova in alto Egitto, ma sembra di essere nel cuore dell'Africa Nera. Le attrazioni maggiori sono il mercato dei cammelli e chilometri di spiagge deserte, calette solitarie e mare incontaminato.

Uomini, animali, furgoncini che li trasportano, casupole degli abitanti del villaggio, alberi battuti dal vento del deserto, dune e tante, tantissime gobbe, sfocate in lontananza da un sole troppo caldo. Questa è l’immagine, che ti regala El Shalatin. Il tutto colorato dai muri, spesso dipinti che allietano la cittadina.

El Shalatin, oltre 1600 chilometri al sud del Cairo, sulla costa, è una piccola cittadina di frontiera, l'ultimo avamposto egiziano abitato prima del Sudan. Non è certo tra le mete più conosciute e ammirate del paese, ma ha il suo fascino e le sue suggestioni. El Shalatin è soprattutto la città dei cammelli. È da qui che arrivano i migliori esemplari dal deserto orientale del Sahara, attraverso il Sudan. Oltre 1700 anni fa questi animali costituivano una dote preziosa, in matrimoni leggendari con donne dagli occhi dipinti.

Ancora oggi, a Shalatin, i cammelli costituiscono un importante assetto patrimoniale del matrimonio: le invisibili donne di Shalatin, quando si sposano, possiedono un cammello e mezzo. L'altra metà appartiene al marito, che però, in caso di divorzio la perde e si vede costretto a lasciarla alla consorte che si occupa della gestione della casa. In questo e in altro, El Shalatin deve essere oggi come era 600 anni fa. Ma delle leggende antiche è rimasto poco e tutto è un po' meno romantico. I cammelli non attraversano nemmeno più il deserto per passare da un mercato all'altro. Non sulle loro gambe, almeno. I cammelli del resto si vedono soprattutto, se non esclusivamente, al mercato.

Qui, nell'enorme spazio aperto riempito dai cammelli, odori, colori e caldo che sembra di essere nel cuore dell’Africa Nera. E poi gente, tanta gente, che contratta affannata e a voce altissima. Gli uomini indossano delle lunghe tuniche (galabeya), con sopra dei gilet pieni di tasche dove tengono soldi, carte e una strana sostanza, impasto di un erba che masticano per placare il nervosismo. Metri di stoffa vengono arrotolati in testa con perizia, a mo' di turbanti, per proteggersi dal sole. Per fuggire al caldo si può lambire la strada costiera, da nord a sud, dove il mare ha delle incredibili sfumature di verde e blu e dove si susseguono chilometri di spiagge deserte e calette inesplorate, ottime per fermarsi a fare un bagno in mezzo a quel "niente" paradisiaco.

E per una sosta gastronomica, gli stomaci forti potranno assaggiare la carne di cammello. Pare sia  ricca di ferro e viene macinata e spesso mischiata a carne di vitella nelle polpette di. Esiste anche una pajata  locale, fatta ovviamente con cammello, riempita di riso e infornata. Squisita. Dicono.