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Al di là delle montagne tra Cina e Western Australia

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Al di là delle montagne Aggiornato il 07 Maggio 2016
di mattia pasquini (nexta)
Nel film del maestro cinese Zhangke Jia la ricerca del futuro parte dalle proprie origini, e ci regala scorci importanti e simbolici

Siamo in Cina, nello splendido e meno frequentato Nord. È nella spesso citata - e alla quale troppo spesso vengono preferite le grandi città come Pechino e Shangai - regione dello Shanxi che si muovono i primi passi del toccante Al di là delle montagne del quarantacinquenne Zhangke Jia. Nel pieno della regione (il cui nome significa letteralmente "A ovest delle montagne") a Est del Fiume Giallo e a Ovest di Pechino, è la città natale dello stesso regista: quella Fenyang scelta come ambientazione della storia della bella Tao e dei due amici che la corteggiano, Zhang e Liangzi. Un triangolo che crescendo sostituisce le prevedibili dinamiche all'amicizia iniziale e che via via ci mostra il definirsi del futuro dei tre, dal più umile al più fortunato alla tormentata e frustrante maternità della donna, in seguito madre del giovane Dollar.

"Fenyang è una piccola città della provincia centrale dello Shanxi - racconta Zhangke. - È dove sono nato e ho trascorso la mia infanzia. Vi ho girato i miei primi due film, Xiao Wu (The Pickpocket) e Zhantai (Platform) e una parte di Il tocco del peccato (2013). Per me si tratta di un punto di ancoraggio affettivo, dal momento che vi abitano i miei amici e una parte della mia famiglia, ma anche di un punto di ancoraggio estetico e sociale: per me, Fenyang rappresenta quello che vivono i comuni mortali in Cina. È una regione che è anche molto legata al concetto che è alla base della storia del film e che nella lingua cinese viene espresso con i caratteri Qing Yi, che designano un'idea molto forte di lealtà nei confronti dei propri cari, siano essi i famigliari, le persone che amiamo o gli amici. Questo concetto, che può essere paragonato a quello che nel Medio Evo in Europa si chiamava «giuramento di fedeltà», è centrale nella letteratura cavalleresca. Nella mitologia cinese, si incarna in Guan Gong, la divinità della guerra. Il suo attributo tradizionale è una lunga alabarda con un pennacchio rosso, l'oggetto che vediamo apparire in ogni parte del film. È portato da un individuo che sembra errare senza uno scopo, come se non sapesse più che fare di questa virtù".

Parole che tradiscono un attaccamento profondo, e una carica simbolica molto forte, legata sia alle immagini del film sia alla tradizione di un popolo che ancora nasconde molti segreti, almeno per molti di noi occidentali… E per un pubblico che potrebbe trovarsi più a proprio agio nella seconda (e terza) parte della storia, quella che ci porta in Australia per scoprire quale sia stato il futuro della coppia e del loro figlio. Quel 'Dollar' di cui parlavamo e che troviamo - prima nel 2014 e poi, adolescente turbolento, nel 2025 - ormai radicato in Australia. Una terra promessa raggiunta, ma che non sembra in grado di conciliare un futuro promettente, la sicurezza economica e l'accettazione di una esistenza nuova, diversa da quella che il sangue ancora ricorda. Nonostante la distanza dalle proprie radici e la totale dimenticanza della lingua che fu, e che rende difficile la comunicazione con il padre e la memoria della madre… in un rifiuto che molti emigranti cinesi sembrano condividere, come chiarisce ancora il regista, spiegando - in parte - la scelta fatta…

"La maggior parte dei cinesi che emigrano vanno negli Stati Uniti e in Canada, soprattutto sulla costa occidentale, ma l'Australia mi sembrava più lontana - dice Zhangke Jia. - La scelta dell'Australia c'entra anche con il fatto che si trova nell'altro emisfero: quando in Cina è inverno, là è estate, quando fa molto caldo in Australia, nello Shanxi nevica. Il successo internazionale di Il tocco del peccato mi ha portato a viaggiare in numerosi paesi e in ciascuno mi sono interessato alla presenza degli immigrati cinesi, in particolare quelli provenienti dallo Shanxi. Ero particolarmente attento al destino dei giovani e ai loro rapporti con i genitori e le famiglie. In numerosi posti, a Los Angeles, a Vancouver, a Toronto o a New York, ho riscontrato delle spaccature nel linguaggio, con conseguenze profonde. In molte famiglie cinesi emigrate, solo uno dei due genitori parla inglese, mentre il figlio o la figlia parla solamente inglese e quindi non è in grado di dialogare con uno dei due genitori. È una incrinatura importante nella comunicazione".

Che da spettatori vivremo solo sullo schermo, a meno di non farsi avvincere dagli aspetti più antropologici di un possibile viaggio agli antipodi e imbarcarci in un lungo inseguimento alla ricerca delle vere location di Al di là delle montagne: dal parco cittadino di Perth, dove Mia e Dollar passeggiano insieme, all'agenzia turistica di Australind (vista solo in esterni) e alla abitazione del ragazzo in quel di Bunbury, 175 km a sud della capitale dello stato dell'Australia Occidentale, sempre nel South West. O magari, con un po' più di impegno (e di budget) ripercorrendo il volo in elicottero che - sullo schermo - ci porta a oltre tremila chilometri di distanza, nel Port Campbell National Park di Victoria, per ammirare i Twelve Apostles, o 'Dodici Apostoli' (nonostante siano otto, e in passato chiamati "The Sow and Piglets", "la scrofa e i maialini"), i famosi faraglioni di pietra calcarea che caratterizzano la costa australiana servita dalla Great Ocean Road.