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A Milano prima italiana per Betye Saar

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Betye Saar Aggiornato il 19 Settembre 2016
di maurizio amore
Alla Fondazione Prada, prima antologica in Italia per l'artista americana Betye Saar. In mostra più di 80 opere tra installazioni, assemblage, collage e lavori scultorei

Per la prima volta in Italia la Fondazione Prada presenta una mostra antologica dedicata a Betye Saar, l'artista americana celebre per il suo lavoro di assemblaggio e per aver fatto parte del Black Arts Movement, il movimento artistico nato dal Black Power che il Times ha definito come “il movimento più discusso della storia della letteratura afro-americana, se non addirittura dell'intera letteratura americana”. Intitolata “Betye Saar: Uneasy Dancer” la mostra è curata da Elvira Dyangani Ose e sarà visitabile fino all'8 gennaio 2017. Al centro dell'opera dell'artista losangelina si possono individuare alcuni elementi chiave: l’interesse per il metafisico, la rappresentazione della memoria femminile e l’identità afroamericana che, grazie al suo lavoro, assumono forme e significati inediti. Perché andareIl percorso espositivo riunisce più di 80 opere tra installazioni, assemblage, collage e lavori scultorei creati tra il 1966 e il 2016.”Uneasy Dancer” espande nel suo complesso temi fondamentali della pratica di Betye Saar, tra i quali la memoria, il misticismo e la costruzione di entità socio-politiche. In mostra saranno presenti i suoi assemblaggi di immagini e oggetti inseriti in scatole o valigie, come Record for Hattie (1975) e Calling Card (1976), che assumono una dimensione performativa, anche se in miniatura. Altri assemblaggi, creati più recentemente e contenuti all’interno di gabbiette, come Domestic Life (2007) e Rhythm and Blues (2010), rappresentano una condizione fisica e metaforica di segregazione, ma anche di resistenza e sopravvivenza. Questi lavori includono tracce del folclore afroamericano, combinando la dimensione politica a una visione spirituale che attinge a molteplici credenze e tradizioni di origine africana, asiatica, americana ed europea. Da non perderePresenti in mostra anche una serie di opere che utilizzano strumenti di lavoro o elementi della vita domestica, come assi per il bucato, bilance e finestre, assemblati a fotografie o manufatti d’epoca, come le opere Mystic Window for Leo (1966), The Phrenologer’s Window II (1966) e A Call to Arms (1997). Questi ultimi lavori che abbracciano vari decenni svelano, da un lato, una condizione intima e autobiografica e dall’altro alludono a una dimensione immaginativa e fantastica. L’impiego di fotografie, trattate come oggetti trovati, in lavori come Migration: Africa to America I (2006), diventa una modalità di celebrazione della bellezza e degli artifici della femminilità. BETYE SAAR: UNEASY DANCERFino all'8 gennaio 2017Luogo: Fondazione Prada, MilanoInfo: 0256662612 www.fondazioneprada.org CONSIGLI PER IL WEEKEND I PIU’ BEI MONUMENTI ITALIANI DA VISITARE