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Auschwitz-Birkenau 70 anni dopo

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Birkenau gate Aggiornato il 27 Gennaio 2015
di francesco salvatore cagnazzo
A pochi chilometri dalla bellissima Cracovia i lager del terrore. Oggi la Giornata della Memoria

PERCHE’ SE NE PARLA Settant’anni dopo la liberazione del campo di concentramento nazista di Auschwitz-Birkenau, 300 sopravvissuti allo sterminio, per la maggior parte ultranovantenni, partecipano oggi ad una commemorazione in occasione della Giornata della memoria. Insieme a loro, Capi di Stato e rappresentanti delle istituzioni ricordano la data-simbolo in cui le truppe sovietiche fecero ingresso nel più celebre lager nazista liberando i pochissimi ancora vivi.

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 PERCHE’ ANDARCI Il campo di concentramento di Auschwitz I, in Polonia, a pochi km da Cracovia, è il primo di tre lager sul posto concepiti dai nazisti per i prigionieri di guerra destinati a realizzare la "soluzione finale della questione ebraica". Qui è possibile ancora vedere il primo forno crematorio: superato l'ingresso, la scritta "Arbeit macht frei", e il doppio recinto in filo spinato. Poi i blocchi, le baracche dove vivevano gli ebrei, e centinaia di paia di occhiali e di valigie, migliaia di scarpe. L’angosciante visita, della durata di due ore, comprende una mostra temporanea, una libreria, il blocco 11 mantenuto allo stato originale con diverse celle, e una camera a gas.

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 DA NON PERDERE Poco lontano, a 3 km, c'è Birkenau, attivo dal giugno del 1940, nato solo per sterminare: qui persero la vita oltre un milione e centomila tra ebrei, russi, polacchi, prigionieri di guerra, omosessuali, oppositori politici e zingari provenienti da tutta l’Europa. Nel campo II, o Birkenau, si visitano l’infermeria, le baracche, la rampa dove arrivava il treno, le camere a gas e le fosse comuni. 

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 PERCHE’ NON ANDARCI Se Auschwitz è più museo che lager, a Birkenau anche il silenzio urla di dolore. E si sente ancora la tremenda puzza di morte. Ma ciò nonostante occorre andarci, perché la paura di guardare e di vivere, qualcuno lo chiama “eccesso di sensibilità”, suona come la peggior offesa nei confronti di chi il terrore l’ha vissuto davvero.
 COSA NON COMPRARE Non c’è spazio per i souvenir, né per foto sorridenti, figuratevi per selfie. Impiegate quel tempo con una preghiera, meglio un impegno, rivolta a voi stessi: perché quel “per non dimenticare” diventi realtà nella vostra vita. Ogni singolo giorno.

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