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Piacenza cosa vedere

Piacenza, meraviglie da scoprire

Dal Guercino al Pordenone, tra chiese e palazzi aristocratici, la città emiliana è una destinazione che merita ben più di una visita frettolosa.

Piazza Cavalli
©iStockphoto
Scorcio di Piazza Cavalli
Ha una doppia anima Piacenza, che per posizione geografica e tradizioni è emiliana e per influenze economiche ed industriali lombarda. Inoltre la sua storia ha visto passare pellegrini, Papi, principi, poeti, santi, templari ed esploratori e non è lontana neanche da Liguria e Piemonte. Anche se meno conosciuta rispetto a città di maggiore fama della Via Emilia, può invece rivelare graditissime sorprese specialmente ai visitatori meno frettolosi e più inclini a scoprire caratteristiche meno note. Tranquilla città di provincia dalla quieta dimensione umana, ai piaceri della buona tavola accompagna piccole gemme storico culturali che testimoniano un ricco passato. 



Scoprire Piacenza: il Duomo e il Museo Kronos
Tra gli edifici di maggior rilievo c’è sicuramente il Duomo dedicato a Santa Giustina e Santa Maria Assunta, costruito tra il 1122 e il 1233 secondo lo stile austero ed elegante delle architetture romaniche. Particolare è il fatto che a sostenere le spese dei lavori fu l’intera cittadinanza locale, che permise la realizzazione di un’opera dalla facciata (nella foto sotto) in marmo rosa fino all’altezza dei tre portali e in arenaria la parte superiore. Sul lato sinistro della facciata si innalza la torre campanaria di 72,5 metri con in cima la statua dell’angelo segnavento. La gabbia posta sotto la cella della campana veniva usata come minaccia e prigione per chi non rispettava le leggi e si può trovare in altre città del nord. L’interno della cattedrale è a tre navate a croce latina che custodisce diverse meraviglie come il fonte battesimale del V secolo, la cripta medievale che risulta essere la parte più antica della chiesa con 108 colonnette, l’altare maggiore dedicato a Santa Giustina con le reliquie e la cupola del Guercino che la completò tra il 1626 e il 1627. Per visitarla vale la pena comprare un biglietto per la sola salita o cumulativo con il Museo Kronos, che non manca di interesse. Disposto su tre livelli presenta nel primo l’esposizione permanente con il trittico trecentesco di Serafino De’ Serafinico, il San Gerolamo e l’angelo di Guido Reni, la Morte di San Francesco Saverio di Robert De Longe, sculture e oggetti della liturgia. Al secondo livello c’è un’esposizione dedicata alle reliquie e al terzo è conservato il Libro del Maestro (o Codice 65), un misterioso volume medievale del 1100 che contiene nozioni di astronomia e astrologia, cicli lunari e agricoltura, consigli su come combattere le malattie, tutto riccamente spiegato grazie e splendide miniature. Una vera chicca per appassionati o semplici curiosi. Dal terzo livello inizia la salita verso la cupola e il campanile con scalette, strettoie, balconi e la possibilità di ammirare da vicino l’opera del Guercino e i tetti di Piacenza. Tanti sono gli edifici religiosi disseminati nel centro storico, tra cui Sant’Antonino, tutta di mattoni, Santa Maria in Cortina e San Savino con la bellissima cripta. Dall’altra parte della città si trova invece San Sisto dove spicca il coro intarsiato del Cinquecento, mentre il Santuario della Madonna di Campagna è un luogo da non perdere in quanto non solo di grande importanza storica (nel 1095 Papa Urbano II indisse la Prima Crociata) ma anche perché il Pordenone, nel 1530, vi realizzò un capolavoro con il suo ciclo di affreschi.



Tra piazze e palazzi
Il cuore di Piacenza è Piazza Cavalli (nella foto sotto) tappa obbligata di qualsiasi itinerario di visita, che prende il nome dai due cavalli in bronzo che rappresentano Alessandro Farnese e suo figlio Ranuccio. Altro simbolo di questo luogo è il Palazzo Gotico, con la base in marmo rosso di Verona e la parte alta in cotto. Fatto costruire come centro di potere politico nel 1281, ha la struttura tipica dei palazzo del comune del Nord Italia con il porticato basso per le adunanze popolari, la balconata da cui parlava il potere, le grande finestre per dare luce all’unico salone superiore dove si riunivano le assemblee politiche. Con il passare dei secoli venne adibito ad altre destinazioni d’uso, tra cui magazzino e teatro e, nel 1351 ospitò Petrarca. A Piacenza diversi palazzi aristocratici sono ancora oggi grandiosi esemplari architettonici immersi in bellissimi giardini, tanto che è conosciuta anche come Città di Palazzi: questo perché in passato, non essendoci qui una corte fossa, i cittadini più importanti ostentavano la propria ricchezza facendo edificare opere di lusso come testimonianza Palazzo Mulazzani, Palazzo Scotti da Fomgio, Palazzo Mandelli che ospita oggi la sede della Banca d’Italia.  O anche Palazzo Landi, Palazzo Costa e Palazzo Rota Pisaroni. Conosciuto con il nome di Il Gotico è il Palazzo comunale, voluto nel 1281 dal guelfo reggente la città, Alberto Scoto, che si offre con le decorazioni di marmo rosa e , all’interno grandi raffigurazioni pittoresche che arricchiscono il salone archiatravato. 



Menzione a parte merita Palazzo Farnese, iniziato nel 1568 per volere di Ottavio Farnese, secondo duca di Parma e Piacenza, e di sua moglie Margherita d’Austria. Rimasto incompiuto per mancanza di fondi fu grazie ad Alessandro Farnese e ai figli che venne recuperato. Oggi è sede dei Musei Civici di Piacenza che sono divisi in diverse sezioni: il Museo della Carrozze che risulta essere tra  i più prestigiosi d’Italia per la varietà dei pezzi e per la loro integrità; la Pinacoteca, dove si trova anche il Tondo di Botticelli raffigurante la Madonna adorante il Bambino con San Giovannino; l’Armeria che ospita 400 pezzi tra armature, spade, pugnali e altri armi da attacco e da difesa; il Museo del Risorgimento, dove viene raccontata la storia di Piacenza prima città a fare parte dell’Unità d’Italia e il Museo Archeologico dove si trova il famoso Fegato Etrusco, un modello in bronzo di fegato di pecora che riporta i nomi delle divinità venerate dagli etruschi e anche una mappa del cielo visto da questo straordinario popolo. 



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