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Montefalco, non solo Sagrantino

Oltre al vino e all'olio DOP Montefalco è nota per ospitare diverse attrazioni, tra cui un albero particolare

Piazza del Comune
©iStockphoto
Piazza del Comune, Montefalco
La cittadina di Montefalco, incantevole borgo umbro in provincia di Perugia, ricorda nel nome la passione per la caccia al falcone di Federico II di Svevia che qui vi soggiornò nel 1240. Grazie alla sua posizione, su una collina da cui si ammira la spettacolare vallata sottostante, è conosciuta anche come la Ringhiera dell’Umbria. Dal belvedere lo sguardo abbraccia i centri di Perugia, Assisi, Spello, Foligno, Trevi, Spoleto, Gualdo Cattaneo, Bevagna, fino a scorgere in lontananza i rilievi dell’Appennino oltre al Monte Subasio e ai Monti Martani. Il tutto addolcito dalle infinite colline coperte di vigneti ed uliveti. Infatti il cuore della regione si presenta come una tavola imbandita di tradizioni enogastronomiche e artigianali. Protagonisti riconosciuti dell'eccellenza italiana tipici di questi luoghi sono il Sagrantino, l’olio extravergine d’oliva DOP dall’inconfondibile gusto ed altre tipicità come gli strangozzi e il tartufo nero pregiato. E ancora il miele, la cui produzione è un riflesso della bellezza incontaminata dei fiori che colorano il paesaggio, le carni d’agnello e di maiale e il dolce tipico chiamato rocciata, una sorta di strudel perché preparato con le mele. A questo proposito andiamo a scoprire come gustarlo senza limiti di stagionalità.



Il Sagrantino è il vino rosso che ha reso la regione famosa in tutto il mondo, grazie al fatto che il vitigno Sagrantino cresce solo nelle verdi colline intorno a Montefalco e Bevagna e raggiunge i migliori risultati grazie al al territorio in cui è inserito, al clima e alla cura dei vignaioli umbri. In molti ritengono che si tratti di un vitigno giunto dall’Oriente, per l’esattezza dalla Siria,  con i pellegrinaggi dei frati Francescani e che proprio loro si siano accorti subito di quanto fosse gusosto come vino dolce. Ecco che il Sagrantino nasce come inizialmente come vino della festa, da abbinare soprattuto all’agnello e alla classica torta pasquale umbra. E percorrere la Strada del Sagrantino, che promuove la conoscenza del territorio e dei prodotti tipici, permette di andare alla scoperta degli splendidi borghi che punteggiano questa affascinante terra dalla rinomata tradizione vinicola. Ecco alcune idee per un itinerario lungo la Strada del Sagrantino.



La bellezza di Montefalco ha estasiato anche Herman Hesse che, nel 1907, cosi lo descriveva: “è uno dei luoghi più pacifici della terra, un quieto centro di arte francescana. Tutto è antico, medievale…”. Ed infatti già le duecentesche mura con le cinque porte, Camiano, San Bartolomeo, Sant’Agostino dalla torre merlata, Della Rocca e San Leonardo, i torrioni e la Piazza del Comune aperta su quello che un tempo era il castrum feudale trasportano il visitatore indietro nel tempo, con ritmi rilassanti ed atmosfere ovattate. All'interno della prima cinta di mura sono presenti diverse chiese, come Sant'Agostino, costruita insieme al convento nella seconda metà del Duecento su un piccolo edificio preesistente, dotata di un’elegante facciata in pietra e un bel portale con colonnine e capitelli. Per chi arriva in cima alla città la chiesa museo di San Francesco è una vera sorpresa, rappresentando una sintesi della storia, della cultura e della tradizione di Montefalco. Fu costruita tra il 1335 e il 1338 dai frati minori, terzo insediamento francescano nell’ambito montefalchese, ma il primo entro le mura. Non tutti sanno che, sulle pareti dell’abside centrale di questa ex chiesa, ci sia uno di più noti cicli pittorici dell’arte italiana, ovvero gli affreschi di Benozzo Gozzoli denominati "Storie della vita di San Francesco” divisa in venti episodi e 12 scene, dipinte nel 1542 dall’allievo del Beato Angelico. Sempre di Benozzo Gozzoli sono anche gli affreschi che narrano la storia di San Girolamo e, nell’edicola a sinistra del portale principale, si ammira la splendida Natività del Perugino. Nella Pinacoteca sono custodite molte opere di Francesco Melanzio, Antoniazzo Romano, Niccolò Alunno, Melozzo da Forlì, dipinti di Scuola umbra dal ’300 al ’700, e una raccolta di Arti Minori. Vieni a conoscere più particolari sulla chiesa-museo di San Francesco 



Salendo lungo Corso Mameli, costellato di botteghe enoteche e ristoranti, si arriva in Piazza del Comune, cuore pulsante di Montefalco nonché il punto più elevato. Si presenta con la sua forma quasi circolare verso cui convergono tutte le principali vie dalle rispettive porte di accesso alla città e vi si affacciano il Palazzo Comunale, del 1270, conosciuto anticamente come Palazzo del Popolo, con il loggiato trecentesco e la torre campanaria da cui si gode uno splendido panorama; la ex chiesa di San Filippo Neri oggi Teatro Comunale; l’antichissimo Oratorio di di S. Maria de Platea ed alcune residenze signorili del Cinquecento, tra cui l’elegante il palazzo De Cuppis.



Non può mancare la visita alla chiesa di Santa Chiara della Croce, voluta dalla stessa Santa Chiara che qui venne sepolta nel 1308. Altro edificio a lei legato è il monastero agostiniano di Santa Chiara, del quale divenne Badessa: al suo interno si trovano altre numerose opere d’arte, la maggior parte delle quali sistemate nel chiostro quattrocentesco. In una delle sale si trova un affresco di Benozzo Gozzoli che raffigura proprio Santa Chiara. C’è una caratteristica particolare che riguarda il Chiostro Piccolo, e si trova in giardino. Non sono solo le aiuole che raffigurano i Misteri della Passione. Qui è cresciuto un albero, sconosciuto fino agli inizi dell’Ottocento in Europa, che in primavera si copre di fiori profumati, di un viola chiaro e sfumato, delicatissimo. Da questi fiori poi, a grappolo, maturano delle  bacche. I loro semi non sono altro che i ben noti acini con cui le suore confezionano da secoli le caratteristiche corone del rosario. L’albero si chiama Melia Azedarach, ma è comunemente chiamato “albero di Santa Chiara” o “albero dei paternostri” perché sin dal Medioevo i suoi semi legnosi e bucati, venivano infilati in numero di 33, gli anni del Signore, come una corona per la recita del Padre Nostro, prima della devozione del Rosario.
 
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