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Brisighella cosa vedere

Emilia Romagna, Brisighella tra colli e monumenti

A metà strada tra Ravenna e Firenze, il borgo è considerato uno dei più belli d'Italia

Brisighella panorama
©iStockphoto
Veduta panoramica di Brisighella
La posizione particolare, il fascino rimasto immutato nel tempo, la natura circostante, la tipica gastronomia da leccarsi i baffi, arte, storia e architettura che si uniscono e la grande tradizione di ospitalità rendono Brisighella, in provincia di Ravenna, un luogo da scoprire assolutamente. Non è un caso che sia stato eletto come uno dei borghi più belli d’Italia e già il fatto di essere adagiato ai piedi di tre pinnacoli rocciosi su cui poggiano i suoi tre monumenti principali lo rende avvolto da un’atmosfera a dir poco magica. Quella che, alla fine del Duecento, era la torre fortificata più importante di tutta la vallata, col passare del tempo si è trasformata in un borgo vero e proprio formato dal tipico degli di viuzze che formano il centro storico, dominato dall’Antica Via del Borgo, una strada sopraelevata del XII secolo caratterizzata da archi di ampiezza differente, costruiti in difesa della cittadella retrostante. Questa strada è conosciuta anche come Via degli Asini in quanto offriva ricovero agli animali. Brisighella, infatti, per secoli ha vissuto dell’estrazione del gesso di cui è ricco il territorio: chi si dedicava a questa attività erano detti “birocciai”, gli operai che vivevano in questo quartiere e trasportavano il gesso con gli asinelli e le birocce, ovvero i caratteristici carretti. Per raggiungere la parte sovrastante del borgo usavano questa strada che ha assunto il nome dedicato agli animali. Le loro abitazioni erano al di sopra degli archi mentre le stalle al di sotto. Percorrendo questa via, mentre si scorgono scorci inaspettati con le facciate color pastello dei palazzi, i balconi fioriti, le piccole chiese e gli stretti vicoli, si inizia la salita verso la Rocca, non senza aver dato uno sguardo prima al Municipio, costruito tra il 1824 e il 1828 in stile neoclassico palladiano.



A caratterizzare il paesaggio per cui Brisighella è famosa sono dunque i tre colli. La Torre dell’Orologio si trova su uno dei tre colli dal 1290, quando venne costruita con blocchi di gesso per controllare i rivali asserragliati nel vicino castello di Baccagnano. Venne ricostruita nel 1850, data in cui vi fu inserito l’attuale orologio. Da qui poi parte un sentiero che collega la Torre alla Rocca Manfrediana, costruita nel 1310 dai Manfredi, signori di Faenza che ne fecero la propria dimora fino al Cinquecento, quando passò per pochi anni a Cesare Borgia, poi ai Veneziani fino anche allo Stato Pontificio. Ancora oggi si può passeggiare sulle mura di difesa per fare un tuffo indietro nel tempo, che porta nell’età protostorica delle grotte della Vena del Gesso, attraversa l’età Romana con lo sviluppo dell’attività estrattiva del prezioso vetro di pietra ed arriva al Medioevo e al Rinascimento con le creste gessose protagoniste della costruzione di rocche e castelli. La sala alta della torre Manfrediana espone infatti i reperti archeologici ritrovati nella Vena del Gesso. Se vuoi sapere qualcosa di più sulla Rocca di Brisighella segui questo itinerario.
Inserito nello scenario dei Tre colli di Brisighella c’è anche il Santuario della Madonna di Monticino, da cui si gode una veduta spettacolare: qui è venerata una sacra immagine in terracotta policroma del 1626 realizzata da un autore sconosciuto. La maggior parte dei visitatori si ferma qui, ma il borgo ospita diversi altri edifici sacri anche perché, non tutto lo sanno, ma ha dato i natali ad otto cardinali. Ecco, quindi, che non ci si può lasciar sfuggire la visita alla Pieve di San Giovanni in Ottavo, detta “in ottavo” perché collocata all‘ottavo miglio della strada romana che congiungeva Faenza con l’Etruria. Eretta con probabilità tra l’VIII e il X secolo, è un suggestivo tempio in stile romanico, a pianta basilicale, a tre navate, divise da archi che poggiano sopra undici colonne molto diverse fra loro come spessore e larghezza.



Parlare di Brisighella significa però menzionare anche la natura, in quanto il territorio circostante si caratterizza per i calanchi, le formazioni rocciose erose dal vento nel corso dei secoli, e per la “vena del gesso“, formazioni di questo materiale presente in tutta Italia ma che qui è affiorato in modo molto più evidente. Tanto singolare da essere tutelato con la creazione del Parco Regionale della Vena del Gesso dove a dominare sono la natura rigogliosa, le specie animali, le grotte da visitare e corsi d’acqua che ne fanno un ottimo completamente per una vacanza all’insegna delle attività outdoor. Il Centro Visite di Cà Carnè  e la Grotta Tanaccia rappresentano alcuni tra gli ambienti più belli del Parco Regionale della Vena del Gesso romagnola. Ma anche per quel che riguarda i prodotti enogastronomici vale la pena una sosta dedicata. Qui un ruolo di rilievo lo gioca l’Olio Dop Brisighella, un’eccellenza verde smeraldo, piccante e piacevolmente amarognolo. Scopriamone di più cliccando qui.
L’olio si accompagna bene a un altro prodotto locale, il carciofo “moretto” che nasce spontaneo nei terreni argillosi dell’Appennino di Brisighella che gli conferiscono un sapore inimitabile. Ecco cosa sapere su quest’altro prodotto tipico.



A troneggiare su tutte le tavole ovviamente la pasta fresca come cappelletti, tagliolini, ravioli, tortelli, tagliatelle. Tipica di Brisighella è la “spoja lorda“,  una pasta fatta a mano ma tagliata in piccoli quadrati riempiti con formaggio squaqarone e parmigiano. Tra i secondi da provare i salumi di carne di Mora Romagnola e le carni di razza Bovina Romagnola. Una menzione particolare meritano i frutti dimenticati, poiché proprio Brisighella si è particolarmente distinta per il recupero di alcuni frutti che non venivano più coltivati e stavano rischiando di scomparire. Ecco allora giuggiole, pera volpina, mela cotogna, corbezzolo, nespole, sorbole e corniole che si possono trovare anche nei menu dei ristoranti locali. Una curiosità riguarda i vini: tra il Sangiovese e il Pagadebit c’è anche l’Albana, un bianco tipico che, secondo leggenda, è stato il protagonista delle sbronze di Federico Barbarossa. A Brisighella ce n'è quindi per tutti i gusti, essendo un borgo che si svela lenatamente agli occhi del visitatore e, tra le sue tante certificazioni, vanta anche quella di Città Slow proprio per le sue atmosfere sospese da scoprire con tutta calma.

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