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Casteltermini, la Sicilia travolgente del Tataratà

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Sagra del Tataratà Aggiornato il 22 Maggio 2018
di f. g. 
Antichi rituali che fondono danze e duelli caratterizzano uno degli eventi più folclorisitici dell'isola

In provincia di Agrigento, Casteltermini vanta una tradizione piuttosto particolare che viene celebrata la quarta domenica di maggio: si tratta della Sagra del Tataratà, curiosa già dal nome. Folklore, leggenda, riti religiosi e culturali fanno dell’evento uno dei più caratteristici in terra siciliana, grazie soprattutto alla spettacolare e travolgente danza eseguita dai duellanti armati di autentiche spade, testimonianza della dominazione araba-musulmana. Tutto inizia il venerdì sera: i rappresentanti della Real Maestranza guidano l’antico carroccio decorato con fiori fino all’Eremo di Santa Croce, dove avviene la consegna della copia della grande croce custodita all’interno.

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La Croce Paleocristiana vanta una storia tra realtà e leggenda, secondo la quale una mucca, pascolando, era solita inginocchiarsi sempre nello stesso posto attirando l’attenzione dei pastori che, incuriositi, scavarono e trovarono la Croce. A sfilare non sono solo i rappresentanti dei ceti con gli splendidi costumi seicenteschi e i cavalli bardati con gualdrappe multicolori di velluto, ma anche numerose amazzoni. Il corteo si ferma poi a Piazza Duomo, luogo dove avviene la famosa danza-battaglia dei Tataratà. Sulle origini di questo rituale non si hanno notizie certe. La maggior parte degli studiosi ricollega il rito alle prime processioni della Santa Croce a cui avrebbero partecipato Arabi convertiti eseguendo danze con le sciabole al suono di un tamburo. La sciabolata viene interpretata sia come battaglia tra musulmani e cristiani sia come allegoria della pacifica convivenza delle due etnie sotto il dominio normanno.

E, come vuole ogni rituale, si può ricondurre all’eterna lotta tra il bene e il male, tra la vita e la morte, tra estate ed inverno. Durante la festa dei Tataratà un gruppo di ragazzi interamente vestiti di bianco alla maniera araba si esibisce in un duello a colpi di poderose spade di ferro. Ci vuole molta abilità per eseguire le spettacolari figure e le coreografie, che vanno dalle disposizioni in cerchio fino a quelle in coppie, in uno spettacolo unico che a tratti sembra una battaglia e tratti una danza affascinante tra colpi di spada e salti che seguono il ritmo di un tamburo. Il nome della festa deriva proprio dal suono onomatopeico prodotto attraverso i tamburi che vengono suonati ritmicamente.