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Venezia parchi e giardini
vedere all'aperto
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Giardini Ex Reali 30124 Venezia (I Giardini Reali)
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Ponte delle Guglie Venezia (I Giardini Savorgnan)
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La Pineta di Sant’Elena (Parco delle Rimembranze)
Calle Buccari Venezia (La Pineta di Sant’Elena (Parco delle Rimembranze))
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Il Giardino della Fondazione Querini Stampalia
Sestiere Castello, 5252 Venezia (Il Giardino della Fondazione Querini Stampalia)
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Giardini Papadopoli, Santa Croce Venezia (I Giardini di Papadopoli)
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I Giardini Napoleonici (Giardini della Biennale)
Giardini di Castello Venezia (I Giardini Napoleonici (Giardini della Biennale))
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Sant'Alvise Cannaregio Venezia (I Giardini Groggia)
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Giardini della Biennale di Venezia
Via Giuseppe Garibaldi, 868 Venezia (Giardini della Biennale di Venezia)
Il verde pubblico di Venezia ha visto nel corso del Novecento la scomparsa di giardini di rilevante interesse storico e lo snaturamento di molte aree verdi ma, fortunatamente, alcuni degli splendidi spazi verdi, veri e propri paradisi terrestri sono riusciti a mantenere intatto il proprio splendore. Tra i più importanti vale la pena ricordare quelli di proprietà comunale come i Giardini Napoleonici, situati nel Sestiere di Castello, che rappresentano la parte verde più estesa del centro storico. La denominazione di “Napoleonici” proviene dal fatto che fu proprio Napoleone stesso a volerli, demolendo alcuni edifici e con le macerie appianò e consolidò il terreno, innalzando una collinetta per rendere l'area meno monotona. I giardini reali, situati a sud di Piazza S. Marco, delimitati dal Canale della Zecca e dal molo, furono anch’essi costruiti per volontà di Napoleone, accanto al Palazzo Reale. Per chi giunge a Venezia percorrendo il Ponte della Libertà i primi giardini pubblici che si possono ammirare sono i Papadopoli, in realtà un piccolo distaccamento di questi, un tempo estesi e bellissimi. I1 parco fu disegnato nel 1834 dal pittore e scenografo Francesco Bagnara e sorse su aree ricavate dalla demolizione della Chiesa e del Monastero della S. Croce. II giardino fu ridimensionato e quindi sacrificato nel 1933 per esigenze urbanistiche, turistiche e commerciali.
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