venerdì 18 aprile 2014 / ORE 18.25 |
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CITTÀ Belfast

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Latitudine

54° 35' 50" N

Longitudine

5° 55' 48" W

Nazione

Regno Unito

Fuso orario

0 GMT

INTRODUZIONE

La Capitale dell’Irlanda del Nord, chiusa tra mare e montagne, si trova in una posizione privilegiata e, dopo il recente passato fatto di tumulti e disordini oggi del tutto archiviato, è una metropoli fiorente dalle mille attrazioni. Brilla grazie alle sue architetture vittoriane, le chiese ottocentesche e i vivaci luoghi culturali, incorniciati da vedute mozzafiato.

Divisa in due dal fiume Lagan, conserva il suo vecchio stile con il Municipio, l’Opera, la Cattedrale di Sant’Anna e i giardini botanici proprio nel cuore pulsante del centro, a Donegall Square. Maggiore attrazione del City Hall è la Sala del Consiglio, un enorme salone con pannelli di legno di quercia scolpiti a mano, vetrate in fine mosaico e panche in velluto rosso che ne fanno un vero e proprio capolavoro.

Belfast è una città capace di sedurre tutti con locali affollati, ottima gastronomia, teatro, arte e grande musica. La vita notturna è in continua crescita ed anche qui la forte cultura trova il suo fondamento nei pub oltre che nelle discoteche. Molti sono i locali emergenti moderni e alla moda: la maggior parte dei bar e dei pub si trovano lungo il Golden Mile, mentre le discoteche sono situate per lo più intorno all’università o nella zona sud.
Tra tutti i pub di Belfast ricordiamo il vittoriano Crown Liquor Saloon., la cui storia risale al 1885, è senz’altro il più famoso. Caratteristiche dell’ambiente interno, oltre ai dettagli di estrema raffinatezza, sono le pareti divisorie che un tempo servivano a “nascondere” le clienti donne frequentatrici del pub e che oggi creano come delle mini camere dove consumare le proprie bibite lontani da occhi indiscreti. Tra gli accostamenti più inusuali da sperimentale al Crown la Guinness con le ostriche. Se invece è il pub con la forma più strana dell’Irlanda che volete vedere, andate alla ricerca del Bittles al civico 103 di Victoria Street. Conosciuto anche come The Shakespeare a causa del leit motive letterario ispirato ai tanti scrittori irlandesi che compaiono in foto o dipinti sulla parete (Beckett, Joyce, Wilde e Yeates, tra gli altri), il bar è situato in un edificio triangolare. Si consiglia di assaggiare l’hot whiskey, il famoso whiskey caldo irlandese che si differenzia da quello scozzese anche nella pronuncia (scritta con la “ey” finale), oltre che per la tripla distillazione. La musica tradizionale è compagna fedele dei sorsi di birra praticamente in ogni pub, come l’irish way of life impone. Così al Duke of York nel cuore del Cathedral Quarter, in Commercial Court 11, si suona ogni giovedì sera, spesso in compagnia di giornalisti e politici vista la vicinanza del pub al distretto tipografico di Belfast, dove si trovano le redazioni delle principali testate di Belfast. A due passi dalla Cattedrale di Sant’Anna, in Donegal Street, potete invece assaggiare i menù rustici del pub gastronomico The John Hewitt, unico nel suo genere in quanto appartiene al centro di Sostegno dei Disoccupati di Belfast.

Altre tappe imperdibili della città sono:

1. Murales
Forse non è da turisti ma da viaggiatori sensibili ai risvolti sociali e politici del luogo da visitare, questa parte un po’ disagiata di Belfast ovest dove anni e anni di violenti scontri hanno dato vita a una delle più lunghe e sanguinose guerre civili d’Europa contrapponendo le due fazioni rivali – tutt’oggi esistenti – dei protestanti e dei cattolici. Shankill Road e Falls Road, a ciascuno la sua strada, e guai a contaminarsi. I colori accesi dei murales che per chilometri rivestono i muri di questi ghetti dove è più facile che divampino i focolai dell’odio, disegnano la storia di Belfast, ora a tinte ironiche, ora satiriche, ora provocatorie e caricaturali. Di muro in muro, dietro gli angoli più improbabili, accanto a un semaforo o a una cabina telefonica, divampano i toni spray della rivolta che puoi leggere tra le righe di una fantasmagorica allegoria artistica. I più violenti, polemici e intimidatori sono i murales dei protestanti, nazionalisti a tinte ben visibili di bianco, rosso e blu. La vicenda più rievocata è la famosa battaglia del 1690. “Ricordati del 1690”, esorta la scritta di un murales sulla Shankill Road. In quell’anno sul fiume Boyne  si svolse la battaglia che sancì la vittoria delle truppe del protestante Guglielmo d’Orange su quelle del  cattolico Giacomo II Stuart.
 

2. Ulster Museum
Nei Botanic Gardens vicini all’Università, anch’essi da vedere,  si trova l’Ulster Museum che ospita diverse collezioni, tra cui alcune di arte contemporanea internazionale, arte e arredamento irlandese, vetro, ceramiche, argento e abiti, oltre a una mostra sulla vita in Irlanda durante 9000 anni. Una sala del terzo piano è riservata alla fauna e alla flora del paese, mentre le altre e quelle del quarto piano formano la Art Gallery vera e propria. Accanto a opere dal XVII al XIX secolo figurano dipinti di Andrew Nicol e di Susannah Drury ispirati alla Giant's Causeway e tele post-impressioniste di George Campbell e di Gerard Dillon.

3. Grand Opera House
Importante sede teatrale e concertistica dove si è esibito anche Luciano Pavarotti quando non era ancora famoso nel mondo, è un altro significativo monumento della città, situato nella frequentata  Great Victoria Street e aperto nel 1895, in stile vittoriano. E’ tra i locali più prestigiosi della Belfast by night e ospita un’ampia gamma di spettacoli di opera e di teatro, compresi i principali musical.

Tra i simboli di Belfast ci sono 19,5 metri in acciaio inossidabile e bronzo che descrivono, nella tavolozza dipinta dai colori di volta in volta cangianti del cielo irlandese, la silhouette di una ragazza che tiene tra le mani un cerchio, il globo del mondo, esponendolo sinuosamente con un movimento di apertura, per accogliere nel suo canestro speranza, aspirazione e spiritualità. Se l’arte più che lo specchio della vita è la sua anticipazione, questa statua, nominata “Beacon of hope”, che da qualche anno svetta sul Queens Bridge di Belfast, è quasi un monito a chi giunge nella capitale dell’Irlanda del Nord senza sogni da vendere. Sì perché Belfast il suo sogno lo sta realizzando pian piano, da quando l’immagine politica della città afflitta dalle lotte civili tra cattolici e protestanti ha ceduto il posto a quella della capitale dei sogni proibiti, dove tutto è possibile. Anche la convivenza non violenta, viene da aggiungere. 

Le pagine di storia su cui oggi Belfast scrive la sua rinascita sono lontane dai ghetti, si sfogliano nel quartiere portuale lungo il fiume, quel fiume Feirste (in gaelico, altrimenti Lagan) da cui la stessa città prende il nome (Bel Fast cioè la foce del fiume Feirste).

E’ qui, a due passi dal cantiere dove fu progettato il Titanic, che prende forma l’avanguardia di Belfast, già visibile in alcune strutture avveniristiche atte ad accogliere congressi e grandi eventi, come Waterfront Hall e Odyssey nel Queen’s Quay. Nella grande Arena dell’Odyssey si sono già esibite star internazionali come Oasis, Eric Clapton, Christina Aguilera e Cher. Come non amare, dunque, questo fiume che è stato un elemento decisivo per la rivoluzione industriale della città e di tutta l’Irlanda del Nord, databile tra il 1851 e il 1911 quando la popolazione quadruplicò e presero vita progetti navali come quello dell’Olympic e dell’infelice Titanic.

A ricordare onori e oneri di quei progetti sono oggi  le due enormi gru gialle targate H&W (Harland e Wolff), che passano alla storia come Sansone e Golia. I due giganti di cemento alti 140 metri, vengono salutati come pezzi di archeologia industriale, marca estetica del nuovo Titanic Quarter ancora in via di sviluppo. Non c’è locandina o guida turistica della città che non inviti a passeggiare nella banchina (Lagan Lookout), a salutare – magari con un bacio schioccante propiziatorio – il “Big Fish” di John Kindness a tinte azzurrine maiolicate.

L’ennesima scultura simbolica di Belfast è un grande pesce posto a Donegall Quay, sull’area della banchina nel punto dove partono le gite in battello sul fiume, che celebra il giorno in cui nelle acque del Lagan tornarono, con tutto ciò che ne consegue, i salmoni. Le tessere che rivestono la “pelle” azzurrina del Big Fish sono decorate da scene e testi legati alla storia della città. Naturalmente Belfast non è solo il porto e il via vai sul lungofiume. La città conserva un ricco patrimonio storico e artistico nei quartieri Queen’s e Cathedral dove la vita notturna si consuma negli immancabili pub.

La Cattedrale di Sant’Anna dà il nome al quartiere più rocambolesco di Belfast, un miscuglio di bar gay e cabaret con spettacoli di drag queen accanto a pub tradizionali. Provate a immaginare l’evoluzione moderna di un’area che per secoli è stata praticamente colonizzata da artisti, intellettuali, scrittori, marinai e rivoluzionari.

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